La lobby più forte in Italia è quella dei petrolieri. Inverno 1973 dopo la decisione dei paesi arabi produttori di petrolio in risposta alla guerra del Kippur di aumentare vertiginosamente i prezzi del petrolio, decisione che venne presa il 10 novembre 1973, le pompe di benzina erano vuote. Era l’embargo petrolifero.
Il pretore Mario ALMERIGHI ordinò le prime intercettazioni
tra vari responsabili di depositi di petrolio italiani partendo da Genova e
scoprì che i serbatoi, al contrario di ciò che si raccontava, erano pieni a
tappo.
I rivenditori di carburante tenevano i magazzini pieni per
farne “gravitare” i prezzi. Iniziarono perquisizioni dalla ditta Garrone spa e
da lì si giunse ad un gigantesco sistema di corruzione che coinvolgeva società
petrolifere e partiti politici. Venne messa in luce l’esistenza di un accordo
in base al quale ogni intervento legislativo che aumentasse i prezzi veniva
premiato con una tangente del 5% sui maggiori proventi previsti.
Venivano usati trucchi e disinformazione per fare ingoiare
gli aumenti alla gente. L’austerity fu quindi un sistema di alleanza perfetta
tra lobbisti e lobbizzati del petrolio. Le due parti però non andavano d’amore
e d’accordo. I serbatoi venivano sigillati solo se il governo tardava ad
aumentare la benzina. E per ammortizzare i colpi vennero create società
finanziarie statali che avevano come scopo l’anticipazione degli importi dovuti
per poi farseli restituire dai debitori con gli interessi.
Caduto il Governo “Rumor quattro” un’apposita commissione
parlamentare decretò la prescrizione dei fatti per Andreotti e Ferrari Aggradi
e archiviò altri casi. Alla fine in cinque anni venne tutto risolto.
Nel frattempo tra il 73 e il 79 si sviluppò un nuovo
traffico clandestino di prodotti petroliferi questa volta attraverso collusioni
con poteri criminali ed occulti. Infine, tanto per non farci mancare niente,
tutto finì col divieto ai pretori di disporre intercettazioni telefoniche.
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