venerdì 26 giugno 2026
1976 Parco Lambro
In quell’anno si profila un nuovo livello di tensione nello scontro di classe e si inizia a percepire il punto di degenerazione dei comportamenti giovanili contestativi e politicizzati del sessantotto.
Il culmine ce l’abbiamo a parco Lambro a nord di Milano dal 27 al 29 giugno 1976 ovvero i giorni dell’ultimo festival giovanile di Re Nudo. I festival pop dell’epoca venivano ritenuti troppo commerciali e Re Nudo, rivista di sinistra radicale, sperava ancora di realizzare una piccola Woodstock italiana carica delle istanze emancipatrici della controcultura. All’uopo pensò il festival con l’aiuto di Lotta Continua e il suo servizio d’ordine. Biglietto d’ingresso 1.ooo Lire come tentativo di accoglienza proletaria, ma inutile perché il venduto non superò i 20.000 biglietti e almeno 180.000 persone entrarono in maniera più o meno forzosamente gratuita. Claudio Rocchi, Napoli Centrale e, assolutamente, gli AREA. Gente accampata all’aperto, bambini che corrono nudi tra tende e falò e gruppetti che improvvisano jams con bonghi e flauti. Fin qui tutto accettabile, ma non senza difficoltà: mancano acqua ed illuminazione e c’è solo qualche buca boschiva a mo’ di latrina perché l’amministrazione, che peraltro non aveva avuto il fegato di vietare la manifestazione, non gradiva. Il giorno dopo scoppiano le contestazioni e Lotta Continua comincia a menare. Caccia allo spacciatore e giù duri coi drogati. Iniziano comportamenti imprevisti come gruppi di denudazione collettiva. Ragazzi e ragazze gasati con tette e piselli al vento. Lessico freak e slogans tra il personale e il politico coprono il senso di impotenza e il nichilismo spicciolo che si diffonde nel parco a beneficio, si fa per dire, del regista Alberto Grifi che si era recato con una troup militante a documentare l’evento.
Quell’evento fu una catastrofe di fatto sulla quale il circo mediatico si accanì e venne versato un fiume di inchiostro. Com’e difficile essere giovani, falce e spinello ecc. furono i commenti. Gli AREA conclusero il concerto all’alba evocando Jimy Henrix con una versione bombardante de l’INTERNAZIONALE. E questo fu l’unico legame con il sogno tardivo di Woodstock. Ricordo che ne parlai al turno di notte coi miei compagni nella pausa mensa cercando di presentare l’evento come una risposta militante alla violenza di Stato, ma il discorso non attaccava perché di Parco Lambro avevano una nozione poco gradevole legata ad immagini poco edificanti del telegiornale.
ll film girato in quei giorni, rimontato da Grifi medesimo nel 1995, costituisce oggi il documento artistico più efficace che certifica il fallimento dell’utopia controculturale sessantottina. Ne esiste una efficace citazione di alcune scene nel recente film “TONI… mio padre” di Anna Negri.
Al Festival di Parco Lambro partecipò anche Giambruno, batterista valdagnese di belle speranze, la cui vita successiva fu con lui poco generosa.
***
A fine anno, il 7 dicembre, alcuni circoli del Proletariato Giovanile di Milano organizzano una contestazione alla prima della Scala. È sempre Re Nudo il punto di riferimento ma a differenza delle uova lanciate otto anni prima contro le pellicce delle signore borghesi questa volta c’è violenza. Vengono scagliati sassi, sacchi di vernice e anche molotov. L’atteggiamento della pubblica opinione mostra segni di definitivo non apprezzamento, ma alcune forze di estrema sinistra tra cui Toni Negri intravvedono in quei fatti una risposta antagonista tutta politica alle violenze di Stato e teorizzano nuove forme di soggettività rivoluzionaria.
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