venerdì 20 marzo 2026
La Somalia di Alpi e la questione dei rifiuti tossici
. Nel 1969, Siad Barre prese il controllo della Somalia tramite un colpo di stato e proclamò la Seconda Repubblica. Inizialmente, apparve come un dittatore illuminato, istituendo una sanità gratuita e imponendo il somalo come lingua ufficiale. Questi elementi conferirono al Paese un'apparente unità, ma frenarono il progresso e lo sviluppo culturale, soffocando gli sforzi imprenditoriali. La sua repressione dell’opposizione interna portò a conflitti violenti e nella parte settentrionale del Paese emerse un movimento di liberazione, sostenuto dall'Etiopia, con una guerra civile di cinquantamila morti in poco più di due anni. Nel gennaio del 1991, il movimento riuscì a rovesciare Barre, che fuggì trovando asilo in Kenya e Nigeria. Ma da lì, continuò a guidare i suoi seguaci nel tentativo di riconquistare il potere. Il suo rappresentante in Somalia era il generale Mohammed Farah Aidid, ex capo dei servizi di intelligence del regime. Nel 1994, il presidente in carica era Ali Mahdi, che controllava Mogadiscio Nord con le sue truppe. In questo contesto complesso, fu lanciata la missione delle Nazioni Unite denominata Restore Hope, che includeva anche l'esercito italiano. Essa era dedicata al mantenimento della pace ma la situazione si riveló molto tesa. Nel 1993, gli Stati Uniti si ritirarono dall'iniziativa Restore Hope per schierarsi a favore di Ali Mahdi, diventando così un nemico delle forze di Aidid. Ilaria e Rovatin si erano recati in Somalia per indagare sull'aiuto internazionale fornito dall'Italia, che nascondeva problemi più gravi. Secondo Ilaria le somme in gioco ammontavano a 1,4 trilioni di lire, includendo fondi controversi del governo italiano per la costruzione della strada Garoe-Bosaso e per sostenere la compagnia di pesca Shifco. I pescatori somali avevano riferito ad Alpi il coinvolgimento della nave Farax Omar e di altre cinque imbarcazioni Shifco in traffico di armi e smaltimento di rifiuti lungo la strada tra Berbera e Shekh. Ilaria e Rovatin hanno scoperto che, a chilometro 377 della strada Garoe-Bosaso, si trovano barili tossici interrati. Nel 1997, Greenpeace ha documentato la costruzione del porto El Maan, realizzato da appaltatori italiani, con foto di contenitori pronti per essere E la conclusione di tutta questa storia? Nessuno è stato ritenuto colpevole, solo presunti colpevoli. Anni di indagini si sono tradotti in processi vuoti e nel consueto balletto di archiviazioni e riaperture delle inchieste.- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
Ilaria Alpi and Miran Hrovatin, two italian RAI giournalist, investigated italian aid in Somalia uncovering corruption tied 1.4 trilion lire, arms and toxic waste trafficking involving Shifco fleet and buried hazardous barrels along the Garoe-Bosaso roads, later corroborated by Greenpeace in 1997. Both have been killed. The Alpi affairs stands today as a symbol of the ongoing struggle for justice, transparency and freedom of the press.
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