mercoledì 10 gennaio 2018

WW3: prosegue la persuasione occulta








L’edizione Internazionale del New York Time oggi recensisce un nuovo libro sulla storia del conflitto israelo palestinese.
E’ un libro illustrato, di 600 pagine, scritto e curato da Ian Black che esce con l’edizione delle Atlatic Montly Press. Si intitola Enemies and Neighbors: Arabs and Jews in Palestine and Israel, 1917-2017. Esso tratta della relazione tra sionismo e nazionalismo palestinese, inconciliabili fin dall’inizio, ma non privi di interazioni. Le interazioni che trovo però descritte nella recensione sono tese ad evidenziare solo gli sforzi israeliani e temo pertanto che il libro rilanci solo un forte scetticismo nel confronti di ogni possibilità di dialogo.

Sin dalla prima immigrazione sionista gli ebrei si sono relazionati con i labouristi palestinesi cercando aiuto per la costruzione dello Stato. Ma hanno incontrato solo opposizione, dice l’autore. E porta esempi di come i lavoratori palestinesi abbiano sempre beneficiato di occasioni di lavoro dalle imprese ebraiche. Nel 1889 ad esempio uno dei primi insediamenti agricoli impiegava 200 ebrei e 1400 palestinesi e ancora cento anni dopo, quando la striscia di Gaza era già stata occupata con la guerra dei sei giorni, in quei villaggi si trovavano palestinesi che affermavano di voler connettersi con Israele per avere opportunità di lavoro.  Fin dall’inizio, scrive Black, i sionisti baipassavano i palestinesi cercando altri interlocutori arabi meno ostili alle loro ambizioni statuali. Nel 1919 Emir Faisal (arabo saudita) firmò un accordo con Chaim Weizmann auspicando ulteriore immigrazione in Palestina.  I due cercavano reciproco supporto per i propri obiettivi interni ed era un secolo fa, ma il fatto che venga ricordato mi richiama lo scenario attuale in cui si profila una cointeressenza diplomatica tra Arabia Saudita e Israele contro l'Iran e la Siria. 
Anche oggi Netanyahu cerca l’appoggio saudita per ridimensionare il nazionalismo palestinese.

Durante quella che lui definisce la “guerra di indipendenza “di Israele una Golda Meir ancora agli inizi girava il vicinato e parlava alle famiglie arabe. Poi altri esempi mettono in evidenza la bontà d’animo di Moshe Dayan mentre invece i leaders palestinesi armavano la propria causa. E via di questo passo.

 Il tutto conduce Black alla conclusione che, considerata l’inaffidabilità palestinese, cresce sempre più la convinzione che la soluzione sui due popoli due stati sia ormai defunta. Egli non offre una visione di progresso e non esprime speranza. E il finale del libro, ci ricorda sempre la recensione, tende apertamente per la tesi secondo la quale non sarebbe più ipotizzabile alcuna finale per quel conflitto. E non ci sarebbe da stupirsi se gli americano, già pieni di problemi, cambiassero idea.




In pratica questa recensione, firmata Peter Beinart, sintetizza le seicento pagine di Black in una opzione di sostegno alla politica di Trump per il medio oriente. Mai dire mai. 

Il NYT era ossessivamente ostile al nuovo presidente e non può cambiare linea dall’oggi al domani. Può però prenderla alla larga e cominciare a preparare i propri lettori. Ecco il messaggio di questa recensione.





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Principio di Shaw:
                                    Fai un programma che anche un idiota può usare,
                                                              e vedrai che soltanto un idiota vorrà usarlo”.

lunedì 8 gennaio 2018

Terrorismo influenzale










L’articolo della settimana, quello che ho letto con maggior piacere, è apparso sabato 6 a pagina 11 di FQ.


Si tratta di un commento molto libero, com’è nel suo stile, di Massimo Fini su quella che egli definisce una delle “follie moderne” ovvero la drammatizzazione allarmistica della normalità. L’informazione infatti ormai vive solo di iperboli e per far questo esagera sistematicamente i mali di stagione, la neve, la pioggia ecc. Le banalità della vita vengono esagerate fuori misura.


C’è una massima, ci ricorda Fini, diffusa anche tra i medici che dice:” un raffreddore ben curato dura una settimana, uno non curato una settimana”. Ma oggi per la prevenzione c’è, naturalmente, il vaccino. E in ogni caso, vaccino o no, quando ci si ammala c’è per tutti il riposo, il letto, bere molta acqua e cibi leggeri… e quando d’inverno cade la neve sulle montagne arriva “l’allerta 3 su 5” che dovrebbe avvisarci del pericolo valanghe che ci sono sempre state. Quando una tempesta arriva da Nord da sempre coinvolge buona parte dell’Europa, ma oggi non arriva la tempesta, arriva la Supertempesta Eleanor che ha fatto, pensa un po’, un morto. In tutta Europa ovviamente. 
E’ molto meno di un incidente stradale, ma è il caso di invitare la gente a non uscire di casa… i notiziari non si limitano a darti le temperature, quelle del termometro, ma ti danno quelle “percepite” e allora sì che, con quelle alla porta, è proprio il caso di prendere contromisure. E attenzione: quando il colesterolo sarà a 235 chi sarà oggi quel pazzo che dirà “non è importante”?

Insomma è tutto così, tutto può essere pericoloso. E la cultura dell’allarme preventivo ci porta senza volerlo a Torino, dove un “indecoroso panico” in piazza san Carlo ha causato un morto e 1500 feriti. Per nulla.

“E’ la paura l’autentico totem dell’epoca. E a tutti questi terrorismo da caga io, lo confesso, preferisco quello vero.” Grazie Massimo. 



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E pensare che c’è ancora qualche amico che quando lo incontro con il giornale in tasca mi raccomanda di non leggerti perché sei “di destra”.  Cossa vuto farghe. Non ci sono più i giornali di una volta… e lui, poveretto, sta ancora elaborando il lutto de l’Unità dove gli allarmi non c’erano mai, neanche quando stava per arrivare Berlusconi. Un fenomeno transitorio. Grazie FQ.










lunedì 1 gennaio 2018

Sessantotto, capodanno in carcere











Cinquant’anni fa. Il Sessantotto comincia con Johan Baez in carcere. 

Verrà rilasciata il 19 Gennaio dopo un mese di detenzione. La cantante ventisettenne era stata incarcerata per aver partecipato ad un picchettaggio tenutosi a Oakland contro il reclutamento militare. E’ curioso sapere che a tale picchettaggio partecipò anche la madre di Joan, la quale pure venne arrestata assieme alla figlia e altre decine di donne militanti. L’aspetto curioso consiste nel fatto che ciò stride con lo stereotipo del conflitto generazionale. Qui, infatti, le due generazioni sono dalla stessa parte della barricata.


Durante la carcerazione Joan conobbe David Harris, un importante attivista dell’obiezione di coscienza, che diventerà suo marito. E’ una storia sessantottina, e il matrimonio ha funzionato. 

Lei era già famosa e aveva appena avuto una storia col fotografo francese Alain Gaveau, il quale è anche autore della foto di copertina dell’album “Joan” che entrò in classifica durante la vicenda.


                                               


                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                          

Golpe argentino

On March 24, 1976, Argentina's armed forces dismantled Isabel Perón's constitutional government amid economic crisis, rampant infla...