DISFORIE.
La disforia di genere è quando una persona sta male nel
proprio corpo e desidera cambiarlo.
Nel 2023 Zaia ha introdotto in Veneto un nuovo Centro per la
Transizione di Genere al Policlinico di Padova. A mio avviso è solo un primo
passo istituzionale, che si riferisce ad un itinerario esplorativo verso
l’apertura alla cultura gender. Questo infatti è uno degli obiettivi
prefigurati dall’Agenda 2030. Con tale politica si intende infatti in termini
generali affrontare le diseguaglianze e garantire che uomini e donne abbiano il
medesimo diritto di accesso ai benefici delle politiche pubbliche, in
particolare quelle sanitarie. Ma in termini specifici l’obiettivo e quello di
integrare la prospettiva di genere in tutte e fasi progettazione, attuazione
ecc. della politica in un’ottica equa ed inclusiva.
Ora, a mio avviso, il pieno riconoscimento di liberta
nell’orientamento sessuale è stato un passo avanti ma non va confuso con la
identità di genere.
Identità di genere e orientamento sessuale sono due
questioni non necessariamente associabili. Associarle costituisce in realtà una
precisa scelta comunicativa che punta a creare un nuovo linguaggio inclusivo.
Apparentemente si promuove l’accettazione e il rispetto della diversità ma in
realtà si attacca un fondamento antropologico della nostra consapevolezza. Si
tratta solo di un marketing ideologico che vuole de-costruire il modello di
genere biologicamente corretto e consolidato. Un messaggio prodromico per
aprire la prospettiva del Transumanesimo. Esso ci verrà centellinato in
ossequio al metodo della rana bollita di Chomsky.
Ora esso viene per il momento introdotto dal lato delle politiche sanitarie ma
per affermarsi necessita di una cultura self ID e per diffondersi entrerà dalle
scuole nella nuova generazine.
Ora, il principale ostacolo di questa operazione e
costituito dalle famiglie. Quindi vanno aggirate e a questo ci pensa la
“carriera alias”. Un regolamento scolastico innovativo che mette le burocrazie
scolastiche in grado di gestire il self ID (auto definizione del genere). Essa arriverà
fino alle scuole primarie e verrà diffusa attraverso l’opera di psicologi conferenzieri
che altro non sono che poliziotti sanitari. Predicatori di una nuova educazione
gender come nuova dimensione dell’eroticamente corretto.
Per poter by-passare i filtri pregiudiziali di cui sono
portatrici le principali organizzazioni di rappresentanza, quali ad esempio – ahimè
– la Cgil scuola, questa nuova ideologia deve presentarsi come battaglia per
l’uguaglianza e i diritti delle minoranze. Ed ecco il ruolo della falange mediatica
ovvero l’apertura del nuovo fronte: quello del neofemminismo distopico ed
ectogenetico
La ectogenesi sarà il futuro della maternità surrogata ma
prima, fin che si svecchiano le generazioni novecentesche, c’è una tappa
intermedia.
L’utero è mio e me lo gestisco io? Roba vecchia, Sono
cambiati i tempi. Oggi c’è l’Utero artificiale. Si parla già di uso dell’ utero
delle donne in coma per portare avanti le gravidanze. Un utero biologico come
tappa intermedia della nuova medicina riproduttiva ectogenetica tesa alla
crescita del feto al di fuori dell’utero materno. Non più copula ma fabbricazione.
Sgravare le donne da una malattia chiamata gravidanza
Utero in affitto, byo bag, il tutto condito con la vecchia lotta al
patriarcato.
In realtà essa è solo una
svilirizzazione che serve come cavallo di Troia per l’attacco alla gravidanza femminile … Il fatto che il ruolo
riproduttivo sia antropologicamente affidato al genere femminile è legato ad
una condizione biofisica che oggi può essere tecnicamente superata. La
riproduzione può essere fatta in ambito industriale o comunque laboratori
dedicati alla produzione di nuovi individui umani o anche post umani. E non si
tratta di svolazzi fantasy ma di concrete possibilità tecnicamente attuabili.
Il limite alle nuove potenzialità biogenetiche è solo, appunto, il nostro
fondamento antropologico.
Una rivoluzione sessuale inizia con la emancipazione delle
donne, vittime principali del patriarcato. (Kate Millett, La politica de sesso
1970)