sabato 12 marzo 2016

WW1: Verdun e Isonzo



Fronte dell'Isonzo 1916,Cadorna, Zupelli e il Re








La città fortificata di Verdun, decisiva per la difesa orientale francese, inizia il suo più duro calvario il 21 Febbraio di cento anni fa quando la Germania sferrò un attacco destinato a durare vari mesi. I primi giorni venne conquistato il Forte Douaumont e Vaux sulla riva destra della Mosa, ma poi la difesa del generale Pétain seppe sferrare efficaci campagne controffensive. Tra le misure strategiche prese per contrastare questo potentissimo attacco tedesco c’è la 

                                        Quinta battaglia sull’Isonzo. 



Il libro di Giuliano Da Frè, uscito l’anno scorso per i tipi di Newton Compton, ci ricorda che si trattò di una “offensiva di alleggerimento” motivata dagli obblighi contratti con gli alleati - si dovevano tener impegnate le truppe austro ungariche sul nostro fronte per impedire che venissero inviate a dar mano ai tedeschi – ma costò perdite pari a 1882 uomini per l’Italia e altri 1985 di parte austriaca. 

Essa partì l’11 Marzo del 1916 e durò appena (si fa per dire) cinque giorni. Ufficialmente la quinta battaglia sull’Isonzo cessò per una interruzione dovuta ad una bufera di neve.


In quelle settimane (Febbraio/Marzo) Cadorna si sentiva sotto tiro del governo ed era ossessionato dalla massoneria. Il ministro della guerra Elio Vittorio Italico Zupelli, che era anche generale del Regio Esercito, lo criticava ormai apertamente e aveva anzi predisposto, d’intesa col ministero della Difesa, un piano alternativo alla strategia cadorniana delle spallate frontali. 

In tale piano, presentato ufficialmente sotto forma di Memoriale il 6 Gennaio del ’16, Zupelli proponeva di concentrarsi, anziché sull’Isonzo, sul Carso e contemporaneamente lanciare l’intervento italiano nei balcani attirandovi il grosso delle riserve austroungariche.

Vienna in quei mesi stava per vincere con la Serbia mentre il Montenegro, suo alleato con legami dinastici in Italia, si era arreso ufficialmente il 17 Gennaio causando, tra l’altro, uno stressante impegno alla Regia Marina per lo sgombero di civili e militari in Adriatico.

Lo scontro fu vinto (transitoriamente) da Cadorna e Zupelli a fine Marzo fu sostituito alla guida del ministero con un altro generale più accomodante.


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Questo scontro di strategie evidenzia la meschinità della vera strategia cadorniana. 

Costui infatti era impegnato con il suo antagonista viennese Borojevic in una estrema strategia di logoramento delle risorse, laddove questo termine possiamo intenderlo in senso moderno: risorse umane.

Egli, Cadorna, era infatti convinto che il vantaggio fondamentale nei confronti dell’Austria fosse dato all’Italia dal fatto di essere entrata in guerra un anno dopo e avere più “risorse”, appunto, spendibili sul campo. 
L’Austria infatti aveva subìto grandi perdite da Serbia e Russia, nei mesi in cui l’Italia si era preparata i ranghi e i cannoni. 
Dall’inizio della guerra l’Austria era stata costretta a richiamare i coscritti delle classi dal 1897 andando indietro fino al 1865 (quando il Veneto non faceva ancora parte del Regno d’Italia) e in quelle settimane stava richiamando la classe 1898.

Pertanto Cadorna era convinto che: “A primavera del 1916 l’Austria non avrebbe più potuto ripianare le perdite, avendo già chiamato alle armi gli uomini di 50 anni, mentre i soldati italiani più anziani ne avevano 39 e c’erano “magnifiche" riserve cui attingere”. (Da Frè 311) 

Quindi sfruttò la richiesta d’aiuto dell’alleato francese per bruciare un altro migliaio di “risorse “austriache sul fronte esterno e per far fuori il principale nemico sul fronte interno.


Ma in primavera l’Austria, tutt'altro che fiaccata, mise in atto la cosiddetta strafexpedition e per qunto riguarda Zupelli, costui, dopo Caporetto, ritornerà in auge con un importante incarico di sostituzione di Cadorna.






giovedì 10 marzo 2016

9 marzo, compleanno







A nove giorni dal bisesto arriva santa Francesca nella notte del nullilunio... Si tratta di una Francesca canonizzata da Pio XII nel 1946, che non va confusa con le altre Francesche del calendario. Costei fu giovane maestra elementare del Regno e fondatrice dell'Istituto delle Missionarie del Sacro Cuore di Gesù. Un successo organizzativo che indusse Leone XIII a mandarla in America tra gli emigrati italiani di New York (1888).


La sua indole imprenditoriale, oltre alla fede, e la cittadinanza americana le permisero di fondare con successo un complesso di scuole, ospedali, brefotrofi e collegi in varie parti del mondo. Alla sua morte infatti ella lasciò una sessantina di fondazioni con 1300 missionarie impegante in attività misericordiose.

E con Santa Francesca arriva il mio compleanno.

Quando mia madre scelse il mio nome forse sentiva nel suo cuore gli echi del dibattito sulla sua canonizzazione, o forse, più semplicemente, ricordava la suocera.

Sta di fatto che io nacqui e dopo sessantacinque anni ne sono ancor felice. Voglia il futuro aggiungere anni alla vita e vita agli anni.

 
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In questo tempo genetliaco prendo appunti frettolosi su ciò che leggo. Per non sprecare. Infatti tra regali e stimoli giornalistici le letture di questi giorni sono state confuse e sfarfalleggianti. Tipico andamento compulsivo per coloro che, come me, vivono immersi nell’overdose di offerta consumistica. 


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Fin dai tempi del primo dopoguerra quando le potenze imperialistiche con gli accordi, poi trattati, di Versailles, si erano illuse di ripartire il controllo mondiale delle risorse ed iniziarono a pompare la produzione al massimo con l’adozione di tecniche fordiste e tayloristiche, ebbene fin da allora la principale crisi del capitalismo è causata dalla sovrapproduzione. La capacità produttiva si espande più dei mercati di sbocco e l’occidente si intossica di rifiuti.


A casa dei miei genitori c’erano sì e no due tre libri mentre nella mia ce ne sono due tre mila. E da dieci anni a questi si aggiunge l’offerta di testi su supporto magnetico.
Gran casino. Anche perché in realtà la cultura e la capacità critica dei consumatori non aumenta per niente.



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sabato 5 marzo 2016

Bianconi su Libia












L'altro ieri sul Corriere il giornalista Bianconi, una firma che di solito non ha retrogusti servili, illustrava i due rapporti d’intelligence usciti nei giorni scorsi: la Relazione Annuale del Dipartimento Informazione e Sicurezza (coordinamento servizi) e la relazione della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo.


Quest’ultima è redatta da magistrati, non da dirigenti dei servizi, e invoca una stretta internet. Il lancio via web ed anche la sola “adesione a proclami jihadisti”, assieme all’incitamento di atti terroristici, devono essere fatti oggetto di sorveglianza speciale sulla rete.

Oggi infatti, scrive la relazione secondo Bianconi, scrivere proclami in rete non è espressione di opinioni, ma atto di guerra.

La Superprocura è oggi guidata da Franco Roberti il quale ha elaborato un profilo dello Stato Islamico come Stato-Mafia. 
Oltre alla pratica della violenza terroristica questa organizzazione esprimerebbe infatti anche “imprenditorialità criminale e dominio territoriale con proiezioni transnazionali”, connotati tipici dell’associazione mafiosa. In effetti sotto tale dominio il territorio viene sottoposto ad estorsioni. Inoltre il traffico di droga e di migranti potrebbe essere ad essa ascrivibile.

E' evidente che i nuovi costi della guerra in  Libia impongono tagli agli stanziamenti antimafia e occorre quindi cercare di integrare i due temi per poter attingere agli stanziamenti.



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Della minaccia migratoria se ne occupa di più la Relazione 2015 dei Servizi, i quali ridimensionano, sempre secondo Bianconi, l’infiltrazione tra i barconi libici, ma enfatizzano i rischi della rotta balcanica. Lì le provenienze sono siro-irachene e il transito di foreign fighters è bidirezionale.

Golpe argentino

On March 24, 1976, Argentina's armed forces dismantled Isabel Perón's constitutional government amid economic crisis, rampant infla...