mercoledì 1 febbraio 2017

In questo Sanremo canta anche Aragozzini









Alla fine degli anni ottanta, dopo il decennio da bere a Milano con le Barlington sotto le Timberland, abbiamo il festival di Sanremo del 1990 con Toto Cutugno e Ray Charles. Vinsero i POOH con Uomini Soli. Organizzatore era Adriano Aragozzini giornalista e imprenditore di spettacolo. Il telegiornale satirico Striscia la Notizia annunciò i vincitori al pubblico italiano alle ore 21, prima che ciò venisse fatto dal podio un paio d’ore dopo e ciò inaugurò un periodo prolifico di scandali festivalieri. 

Aragozzini finirà in carcere negli anni successivi per i fatti di tangenti connessi alla sua attività sanremese, ma potrà essere ricordato per la sua opera letteraria dal titolo: QUESTA SERA CANTO IO. Splendori, misteri, passioni, tradimenti, trasgressioni in cinquant’anni di canzone italiana.


E’ una auto biografia che promette rivelazioni sullo show business italiano e straniero dell’ultimo mezzo secolo. Lusingato dal titolo mi auguro che tenga fede all’appello a suo tempo formulato da Tony Renis e da Teddy Reno in occasione della sua carcerazione: “Meglio farebbe Aragozzini a collaborare coi giudici aiutandoli a scoprire la verità.” Ma il fatto che siano passati ormai venticinque anni dal suo arresto, avvenuto sull’onda di Mani Pulite, mi lascia scettico. E’ probabile però che il libro getti uno squarcio di luce “sul bieco sistema radiotelevisivo che tanto male ha fatto a molti artisti professionisti e tanto bene a pochi eletti.” Sono parole di Teddy Reno, casa discografica CGD e Ricordi.


Il VENERDI DI REPUBBLICA della scorsa settimana ha dedicato un ampio svolazzo giornalistico a questo libro. Ovviamente senza alcun accenno alla carcerazione per corruzione, ma enfatizzando gli aspetti gossip come i rapporti con Tina Turner o quelli di Nureyev con Gina Lollobrigida. Penso che il lancio del libro come antologia di gossip sia più che altro connesso opportunisticamente con il clamore del prossimo festival di Sanremo, una edizione che pare impostata all’insegna della sveltina RAI MEDIASET.

Sarà quel che sarà, io penso di leggere questo libro di Aragozzini soprattutto perché sono stimolato da Romano Lupi e Riccardo Mandelli i quali hanno appena pubblicato un interessantissimo, quello sì, LIBRO NERO DEL FESTIVAL DI SANREMO (ed. ODOYA). In esso si possono trovare ampie tracce sul coacervo di interessi occulti o anche illegali che stanno dietro le quinte dello show business antico e moderno.

domenica 29 gennaio 2017

La Mesta Merla







La settimana politica.

Interni. Dopo che la Consulta si è espressa circa i quesiti di costituzionalità relativi al sistema elettorale vigente, Lo scenario è chiaro: la sentenza è “autoapplicativa” e perciò l’alibi accampato dall’establishment il 5 Dicembre non c’è più. Se si vuole si può votare in poche settimane. 

E’ iniziata quindi la manfrina dei giornaloni e Tg di regime per togliere al M5S (che continua a restare alto nei sondaggi) lo smalto della vittoria. Anche il trucco di pompare l’immagine di Salvini non sembra molto efficace. Il problema è che il centrodestra rimane diviso e quindi a Renzi manca la sponda per una nuova legge antigrillina. Quindi stiamo assistendo alle fumane nebbiose -  e anche molto noiose - del centrosinistra. 

Bisogna muoversi con quello che c’è e c’è veramente poco. Per vincere il premio di maggioranza alle prossime elezioni occorre superare il 40% e a meno di uno scatto emotivo dell’elettorato, per il momento non c’è nessuno in grado di raggiungerlo.


L’intervento della Consulta è figlio dello stile Amato, che da sempre distilla le essenze dell’orticello politico in funzione di una eterna stabilizzazione dello scenario. Se nessuno raggiunge la soglia premiale avremo infatti un parlamento proporzionale e gli equilibrismi sottobanco dei vecchi partiti torneranno di moda. Non c’è sviluppo del quadro politico, ma solo regressione o addirittura retrogressione alla prima repubblica. Tutto questo perché l’imperativo categorico sul tavolo della Consulta era quello togliere di mezzo il secondo turno in forza del quale M5S avrebbe sempre vinto in qualsiasi caso.

Ora è possibile che si riattivi un moto di riviviscenza tra le tombe della vecchia sinistra e riemerga qualche zombi. Ma come nelle più belle tragedie shakespeariane è troppo tardi. Il veleno ha già fatto il proprio effetto…



Meteognosi esplicativa


Come è noto a chiunque guardi il calendario, il primo mese di questo nuovo anno ha cinque domeniche. Non è una rarità perché la circostanza in questione si ripeterà altre tre volte nel corso del 2017. Ma dei quattro mesi pentadomenicali solo questo si caratterizza per concludersi in totale assenza di luce lunare. Questo primo nullilunio infatti condanna la Merla a cercar protezione per i suoi piccoli nel buio più pesto. Forse è la metafora del nostro tempo. Forse è proprio per questo che non sappiamo più dove andremo a finire. Sta di fatto che con tale mestizia si chiude Gennaio. Un mese che dovrebbe essere stato caratterizzato dal dono divino, con più giorni del Signore che settimane e quarti di luna e invece domina ancora il buio totale. 

E in questi chiari di luna non è certo questo il momento migliore per inscenare tragedie shakespeariane, si trasformerebbero presto in un banale film horror.



lunedì 23 gennaio 2017

DAVOS, e daje ar populismooo!









FQ di ieri, Domenica, riporta a pg. 10 una analisi del Forum di Davos proposta sinteticamente, in forma di corrispondenza, da Benedetta Arese Lucini. Costei, che viene definita imprenditrice Fintech con Oval Monery, faceva parte del gruppo di manager inviati al Forum e ne dà conto con questo articolo che critica le posizioni espresse dai politici a Davos. Non fa il nome di Padoan ma essendo costui il principale esponente del governo italiano che vi ha partecipato risulta sicuramente destinatario delle critiche.

Costei mette a fuoco la distanza sempre maggiore tra potere politico e potere economico. E critica la tendenza ad usare il tema del “pericolo” populista come schermo per coprire tale ritardo.
Benedetta attacca anche l’idea di affidare a politiche protezionistiche la difesa dei posti di lavoro dagli effetti recessivi delle delocalizzazioni. Avanzamenti tecnologici e macchine sempre più intelligenti diventerebbero la risposta al protezionismo sempre a spese del mercato del lavoro interno. In pratica l’istanza protezionista viene attribuita al populismo ma costituisce una tentazione anche per la politica dei governi antipopulisti. In caso si aprisse tale prospettiva il sistema industriale risponderebbe accelerando l’automazione. 

La vera alternativa strategica a tale schema sta invece nella capacità di anticipare gli sviluppi in modo da affrontarli in modo consapevole. Occorre in particolare agire ora sull’educazione e le politiche del lavoro per affrontare i nuovi scenari supportando la parte debole della popolazione che può subire le conseguenze.








Golpe argentino

On March 24, 1976, Argentina's armed forces dismantled Isabel Perón's constitutional government amid economic crisis, rampant infla...