mercoledì 10 ottobre 2018

Mason's threats




FQ di oggi a pg 15 segnala attraverso un articolo di Giuseppe Lo Bianco, la notizia di minacce mortali giunte al deputato Claudio Fava impegnato nella lotta alla mafia. L’articolo esamina i vari argomenti sui quali l’interessato sta lavorando: il corposo sequestro al quale è stato sottoposto l’intoccabile Ciancio, l’apertura di una nuova istruttoria su deviazioni e misteri connessi con la strage di via D’Amelio, le attività non corrette della lobby confindustriale siciliana e il provvedimento legislativo che impone ai deputati di dichiarare la loro eventuale appartenenza alla massoneria. Ma il titolo del pezzo associa le minacce solo alla legge anti massoneria. 

Ora io non credo che la massoneria, pur contrariata dal provvedimento, ricorra a metodi di intimidazione tipici della criminalità organizzata come quello di spedire proiettili per posta. E’ più probabile che i poteri occulti cerchino di fermare Fava per proteggere degli infiltrati o altri interessi strategici (come ad esempio potrebbe essere la situazione del mercato delle armi in questo momento). 

Ma mi colpisce la scelta del capo redattore. O è un semplice endorsement politico al provvedimento antimassonico o è un depistaggio dell’opinione pubblica.
Da che cosa?

lunedì 8 ottobre 2018

CIA vicentina








                GIORGIO Marenghi, redattore dei Quaderni vicentini, pubblica nel numero 2/2018 della rivista gli appunti su alcuni aspetti relativi al ruolo della CIA a Vicenza negli anni della strategia della tensione.

La fonte è data dai documenti d’indagine relativi all’inchiesta condotta dal giudice Guido Salvini, una indagine che ha fatto luce sulle responsabilità neofasciste nelle stragi di quegli anni, nonché sulla compromissione dello Stato attraverso i servizi. 


Si tratta di cose già note ma egli mette a fuoco la piazza vicentina, caratterizzata dalla presenza della base militare alleata. Ed evidenzia il fatto, tutt’altro che secondario, che il SISMI a sua volta monitorava la CIA. Con l’inchiesta Salvini i ROS nei decenni successivi hanno fornito al giudice i relativi documenti.

Si tratta di vari documenti alcuni dei quali contengono liste degli informatori e membri della rete. In essa sei su dodici erano vicentini. La CIA fa parte – scrive Marenghi – del nostro paesaggio berico.
Tra i nomi che vengono fatti nell’articolo il più noto è Carlo Di Giglio, consigliere stragista fin dai tempi di Piazza Fontana, ma si scopre che c’era anche suo padre. Inoltre si apprende che la guida di tutta la rete era Jack Capps, vicentino residente.

L’esame di tali documenti lo porta a concludere che “il vero discorso politico potrebbe riguardare in generale la possibilità di una reale indipendenza del nostro Paese, ma stante la situazione internazionale, direi che è una utopia il solo pensare ad uno sganciamento dalle alleanze USA NATO”.



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                                 Naturam expellas furca,
                                            Tamen usque recurret.


                                         (scaccia pure la natura col  forcone, tanto torna sempre)


venerdì 5 ottobre 2018

Dpef senza NATO








Ieri è stato presentato il documento di adeguamento economico finanziario a Bruxelles. Ora i numeri della manovra dovrebbero essere definitivamente stabili e valutabili. Mi auguro quindi che il giudizio si possa approfondire correttamente nei prossimi giorni.

L’attuale governo sembra molto attento alle tecniche di controllo del mainstream. E la stessa nomina del presidente RAI, grande esperto e critico spietato in materia, lo confermerebbe. Inoltre la personalità mediatica del nuovo ministro degli interni si sta rivelando strumento molto efficace di comunicazione coesiva. 

I ritardi sugli annunci relativi alle scelte più sensibili di questa fase, tra i quali ad esempio la nomina del commissario a GENOVA, sono stati dovuti essenzialmente a tatticismi comunicativi.

Ma il punto più importante lasciato in ombra dal mainstream riguarda il fatto che i passaggi finali del confronto Italia /UE sui livelli di indebitamento è avvenuto in contemporanea con la riunione NATO. 

Ciò non costituisce fatto secondario, bensì centrale nella vicenda economica perché in quel vertice sono stati assunti impegni di spesa. Si può ipotizzare un aumento dei contributi economici da parte degli alleati strategici come l’Italia. Contributi che potrebbero costituire contropartita per il sostegno finanziario dei titoli italiani nel mercato del dopo quantitative easing. Tramp, che fin da subito ha manifestato simpatia per Conte, avrebbe in tal caso portato a casa un’altra vittoria nella sua politica, dichiarata in campagna elettorale, di risparmio militare (per il bilancio federale USA of course) e apertura verso la Russia. 

Tale risultato è stato però coperto da una buona dose di rettorica russofoba da parte del mainstream. Il punto debole di Trump infatti è dato dal fatto che l’establishment atlantista è ancora ben più forte di lui. Lo dimostrano alcuni tatticismi secondari come quello di proporre il nome di McCain per il nuovo quartier generale NATO. In ogni caso ora le esercitazioni militari ai confini con la Russia sono partite e con esse la campagna di sputtanamento antiputin.


I tg italiani hanno ripetuto continuamente il ritornello di denuncia delle spie informatiche russe rievocando più volte a sproposito le armi chimiche e Skripal. Mentre la terza rete si è sbracata sugli allarmi fake news. Si tratta come è noto di una tematica gonfiata al fine di ottenere consenso su una stretta censoria verso i social media. Inoltre il tema si è rivelato anche un forte elemento di condizionamento verso Zuckerberg ovvero la personalità che è stata finora meno allineata a livello globale.



Questa ondata propagandistica ha impedito all’opinione italiana di sapere che l’ambasciatore americano in Italia durante il vertice ha avuto parole di sostegno e fiducia verso il Governo italiano e la sua manovra economica. E nessun talk show si è degnato di ricordare che Zuckerberg è stato oggettivamente colui che ha creato il maggior spazio di libertà per l’opinione pubblica popolare mondiale nell’ultimo decennio.






Golpe argentino

On March 24, 1976, Argentina's armed forces dismantled Isabel Perón's constitutional government amid economic crisis, rampant infla...