giovedì 6 maggio 2021
Milena Sutter, 1971
domenica 2 maggio 2021
Third Phase running
Oggi, la domenica susseguente al Primo Maggio Festa del lavoro, i giornali non escono e il mainstream è silente. Si può dunque approfittare per cogliere un petalo di libertà di pensiero ed osservare lo scatto pseudo ottimistico che ci viene proposto in questi giorni. A che punto siamo nella transizione?
Raggiunti gli obiettivi di distruzione del vecchio modello produttivo occorre ora uno scatto verso l’upgrading vaccinocrate. Ciò permetterà di presentarsi ai tavoli della distribuzione con le borse sufficientemente vuote.
E’ aperto il dibattito sull’abbandono delle mascherine.
Attualmente sono in vigore le raccomandazioni ISS che prevedono la necessità di
portarle ANCHE SE VACCINATI. Si tratta ovviamente di una sciocchezza scientifica
perché le trame del tessuto di queste mascherine sono così larghe da far
passare qualsiasi virus. Ma è l’effetto psicologico che conta: finché ci
sono le mascherine c’è la pandemia percepita e con essa l’emergenza. L’importante
è arrivare al balancing step del WEF.
Dopo si potrà uscire.
In ogni caso per i paesi NATO fa scuola Israele che, raggiunto
il 60% di immunizzati, ha liberalizzato. Attenti però all’euforia del liberi
tutti perché abbiamo visto 45 morti schiacciati dalla folla per una
manifestazione religiosa massiva. Israele docet. (Israele non fa parte della alleanza militare nè del mercato comune, ma i suoi servizi segreti e il suo soft power sì).
Cinquantamila aziende e un milione di addetti sono senza lavoro
ma non è detto che bastino al WEF. In ogni caso, siano sufficienti o meno, il successivo
step sarà in autunno quando l’Italia di Draghi potrà prendere il premio “primo
della classe” con solenne celebrazione al G20 del nuovo rinascimento.
Nel frattempo forse si potrebbero anche riaprire le scuole
in Luglio e Agosto per tenere in casa le famiglie ed evitare il sovraffollamento
delle spiagge.
Ci saranno i tamponi per l’autodiagnosi massiva. Ma la vera
partita sono gli effetti collaterali sulla nuova generazione e mano a mano che
si riduce la massa di non vaccinati aumenta la concentrazione di no vax e negazionisti.
Occorre pertanto accelerare la riconversione degli apparati verso il modello
orwelliano di Though Police. Ogni resistenza al cambiamento degli apparati
polizieschi va rimossa e per questo è iniziato lo stillicidio di notizie sulla
polizia inadeguata. Israele, dove la polizia viene accusata dai corrispondenti
di essere responsabile di quanto è accaduto per aver messo le transenne, docet.
I comandi dei Carabinieri sono riservatamente mobilitati per
criminalizzare (far passare per terroristi) le dissidenze in modo da stanare ogni
opposizione antivax. Occorrerà infatti spostare la battaglia dall’ambito
virtuale a quello dell’Ordine Pubblico. La polizia postale monitora i
complottisti e l’OVRA (Organizzazione Vaccinista per la Repressione Antivax) organizza
le provocazioni. Quando il dissenso sarà sradicato la polizia verrà disarmata. Il
modello orwelliano di comunicazione sta sostituendo il manganello in favore
dell’orwelliana Though Police. Tutto ok.
Con la benedizione della Chiesa bergoliana questa
transizione (verso la fase due del Great Reset) verrà chiamata, come previsto, “New
Normal” e sarà presentata come ritorno graduale alla normalità. Ma si tratterà
di un processo accompagnato da terapie collettive. L’inseminazione ansiogena
del decennio precedente e il picco pandemico avranno spianato la strada per l’ubriacatura
ansiolitica e l’orgasmo di Big Pharma.
[Sui vaccini a vettore virale (Mod. RNA) prosegue la
sperimentazione di massa. L’esercito internazionale di giovani biologhe è chiamato
ad intensificare gli sforzi per individuare i rischi di effetti collaterali sul
lungo periodo e sulla trasmissione genetica nonché produrre i tamponi fai da te.
Occorre raccogliere “as soon as possible” montagne e montagne di dati per
alimentare i database dell’AI (INTELIGENZA ARTIFICIALE).
Chi guiderà il passaggio (o meglio il ritorno) della vita su
Marte?
Su questo continua il silenzio assoluto
Mejo un campari che un gato dispari ...
(Battuta antivicentina degli studenti padovani al Caffè Pedrocchi)
venerdì 23 aprile 2021
Trump, John George
John George Trump è nato A New
York il 21 Agosto del 1907 ed è morto il 21 Febbraio 1985. Fu professore al MIT
dal 1936 al 1973. Egli non seguì la carriera di imprenditorialità edilizia del
fratello e della sorella, preferì lo studio teorico dell’ingegneria e della
fisica laureandosi prima a new York e prendendo il dottorato presso il MIT nel
1933. Durante WW2 egli ebbe la possibilità di partecipare allo sviluppo di
tecnologie segrete lavorando presso la Radar Division, il cui chairman era il
presidente del MIT, e divenendo nel 1942 segretario del Comitato per le
Microonde. Ciò gli permise di collaborare con il Britain's Telecommunications
Research Establishment.
Egli però è balzato alle cronache
odierne che hanno visto suo nipote Donald Trump divenire Presidente degli USA,
per la sua relazione con le ricerche di Tesla. Alla morte di quest’ultimo
infatti, morte che avvenne a New York nel Gennaio del 1943, i progetti e gli
appunti vennero messi in custodia e vennero affidati proprio a Trump, che a
questo punto ne aveva le competenze, il compito di analizzarli e studiarli.
Nel 1952 gli eredi Tesla (la
nipote) ottennero il diritto di rientrare in possesso delle proprietà del nonno
e sessanta bauli vennero a più riprese inviati a Belgrado assieme alla ceneri
che dal 1957 sono riposte in un mausoleo dedicato alla memoria dello
scienziato. Ciò fu reso possibile anche dal fatto che John George Trump aveva
dichiarato i materiali scientifici di Tesla da lui esaminati non pericolosi per
la sicurezza nazionale anche qualora fossero finiti in mani nemiche.
Nel corso del 2019 in una delle
tante polemiche contro Donald Trump molti giornali americani veicolarono la
tesi che il Presidente fosse affetto da seri disturbi mentali e che i suoi
tweet in particolare esprimessero un patologico desiderio di crudeltà e
vendetta. Ebbene in quel frangente Donald Trump fece una dichiarazione secondo
la quale egli si sarebbe fatto costruire “la più potente arma di distruzione
mai posseduta da essere umano”. Potrebbe essere una tipica provocazione
egocentrica oppure una preoccupante esternazione di portata geopolitica. Sta di
fatto che le paure dell’opinione pubblica americana sono state in tale periodo
alimentate da ipotesi giornalistiche secondo le quali Donald potrebbe essere
stato in possesso di informazioni scientifiche segrete sugli studi di Tesla
passategli da suo zio. Tali informazioni potrebbero quindi essere state
sviluppate in una speciale arma segreta oggi in possesso del Pentagono.
Esiste quindi una tesi
complottista sulle armi segrete Tesla-Trump. Essa in sintesi narra che non
tutti i bauli contenenti l’eredità di Nikola Tesla sarebbero stati inviati a
Belgrado negli anni cinquanta, ma una ventina di essi, contenente importanti
tesi energetiche, sarebbero rimasti a disposizione della FBI fino al 1966 quando
il Presidente Lyndon Johnson dispose lo scioglimento dell’ufficio (come quello
dei mitici X-Files) che li conservava. Allora essi sarebbero tornati a
disposizione del loro esaminatore al MIT. In effetti all’epoca si era parlato,
senza suscitare particolare interesse, di un esperimento chiamato NICK PROJET
per valutare la realizzabilità delle invenzioni Tesla. Sta di fatto che nella
documentazione e la letteratura scientifica oggi disponibile sui materiali
Tesla sembra vi siano dei riferimenti scritti dallo scienziato stesso a
progetti di cui non si trova traccia né negli USA né nella ex Jugoslavia.
Si tratterebbe di “energia
libera” e del famoso “raggio della morte” reso famoso dai fumetti americani. In
pratica armi in grado di abbattere e/o distruggere aerei in volo senza lasciare
tracce. Accidenti.
In ogni caso è utile sapere che
nel corso del 2020 anche sulle riviste italiane è apparsa più volte la notizia
che la startup neozelandese EMROD ha realizzato il prototipo per la
trasmissione elettrica wireless cosa che permetterebbe l’elettricità senza fili
e l’auto senza batterie. Ebbene il campo privilegiato dalle storiche
sperimentazioni di Nicola Tesla era proprio la trasmissione di energia senza
bisogno di cavi. Tra gli esempi che girano c’è quello della torre Khalifa, un
noto grattacielo di Dubai che permetterebbe di posizionare un ripetitore a 828
metri di altezza, permettendo così la trasmissione wifi della corrente
elettrica a distanze di 102 Km. Perbacco.
Il rapimento della figlioccia di John Lennon
Il 23 Aprile del 1971, mentre a Valdagno si contano gli incarcerati a Padova per l'abbattimento della statua di Marzotto, John Winston Ono Lennon e Yoko Ono vengono coinvolti nella vicenda nota come Rapimento di Kyoko.
Si tratta di Kyoco Chan Cox figlia di primo letto di Yoko Ono.
Albert Goldman nella sua ostile biografia su John Lennon racconta a pg 392 e segg che l’ex marito di Yoko con la sua nuova moglie Melinda Kendall ottennero l’affidamento della figlia Kyoco Chan Cox. Costei era tenuta nascosta a Maiorca presso il Maharishi Yogi quando i Lennon la presero arbitrariamente in custodia correndo il rischio di essere accusati di rapimento.
In effetti la polizia di Palma de Maiorca li bloccò per dodici giorni con tanto di sequestro del passaporto.
Fu il manager Allen Klein a negoziare la
soluzione: gli affidatari se ne andarono dall’isola in cambio di soldi in nero.
Tornato a Londra John compose Imagine aggiungendo… all the people living life in peace).
domenica 18 aprile 2021
il diciannove aprile di Valdagno
Il 19 Aprile del 1968 alla sera, dopo una giornata di manifestazione sindacale con sciopero e presidio delle portinerie, il monumento a Gaetano Marzotto senior è stato abbattuto tra le 20 e 45 e le 21.
Una corretta ricostruzione storiografica della giornata del
19 Aprile 1968 non può che passare attraverso l’esame di alcuni documenti. In primis
il documento il rapporto del Commissario alla Pubblica Sicurezza. SI tratta del
DOCUMENTO ALLEGATO alla denuncia per reati commessi da 42 persone in stato di
arresto con altre cinque a piede libero.
I responsabili delle forze dell’ordine in quella giornata
furono il vice questore dr. Vincenzo Patania e il comandante della tenenza dei
carabinieri ANDREA FOTI.
Cronaca:
Venerdì 19 Aprile 1968. Stabilimento Marzotto Valdagno
(largo Margherita 1)
ore 5,00 – un plotone di carabinieri prende posizione sugli
scalini della portineria e con dei cordoncini viene allestito un passaggio che
ha lo scopo di garantire la libertà di ingresso a funzionari, impiegati e
dirigenti durante il previsto sciopero. Dieci giorni prima in un analogo
sciopero gruppi di impiegati erano andati al lavoro e gli operai organizzatori
avevano annunciato pubblicamente che non avrebbero più consentito l’ingresso
allo stabilimento a nessuno.
ore 6,00 gli operai che escono dal turno di notte si fermano
sulla scalinata per costituire il picchetto di sciopero sindacale.
Ore 7,00 si crea un sempre maggiore assembramento su tutta
la scalinata e progressivamente sul piazzale. Il tenente Foti ordina
ripetutamente lo sgombero della scalinata ma non viene ascoltato e quando i carabinieri
cominciano a spingere fisicamente alcune persone iniziano i primi tafferugli
con urla ed insulti. Il rapporto riferisce del primo ferimento di un
carabiniere da parte di una donna che lo colpisce con la borsa. I carabinieri
sono totalmente accerchiati e di fatto immobilizzati da una folla che supera
già il migliaio di persone. Le scalinate sono irraggiungibili a chiunque si unisca
all’assembramento.
Ore 8 - 8,30 arrivano
progressivamente frotte di giovani delle scuole medie superiori in solidarietà.
La folla li applaude e li lascia passare su piazzale. Fonti sindacali parlano
di trecento studenti. Il rapporto di polizia dice che essi siano stati
fomentati a partecipare allo sciopero davanti ai cancelli delle scuole da
soggetti “estranei a Valdagno”.
Ore 8.30 – 9 arrivano funzionari di polizia che però non
sono messi in grado di raggiungere i carabinieri intrappolati. Si riaccendono i
tafferugli sulla scalinata, alcuni dimostranti aggrediscono e picchiano con
calci e pugni il tenente Foti. A questo unto i cordoncini dell’inutile
passaggio lungo la scalinata sono spariti.
Ore 9 – 9.30 arrivano altre forze di polizia. I funzionari
di polizia ordinano la prima carica. E’ in questo momento che la massa operaia,
composta da migliaia di valdagnesi reagisce inaspettatamente contro le forze di
polizia. Ogni ordine di assembramento viene disatteso con fermezza e la carica
non sortisce effetto.
L’assembramento rimane per tutta la mattinata con una lenta
diminuzione che però si ricostituisce tra le ore 13 -13,30 in vista del secondo
turno di lavoro.
Ore 14.30 un assembramento di oltre 500 persone presidia
ancora la portineria, i carabinieri mettono in atto una “manovra di alleggerimento del servizio” ma “un gruppo di facinorosi” li assale “alle spalle” con violenza. Seconda carica di polizia.
L’obiettivo dichiarato dal vice questore Patania è quello di
“strappare dalle mani dei violenti alcuni
militi” e il rapporto afferma che “i
funzionari riconoscono con certezza alcuni studenti di sociologia di Trento e
alcuni iscritti al PSIUP DI VICENZA”.
Vi sono qui i primi due fermi che riguardano Savi Luciano e
Massignani Guido i quali non sono né studenti né militanti del Psiup. L’accusa
è quella di “oltraggio e violenza alla
forza pubblica”.
Questa notizia re-innesca un terzo progressivo assembramento
di valdagnesi davanti alla fabbrica con una dimensione ancora più grande della
mattinata, che raggiunge l’ordine delle migliaia alle ore 17. A costoro si aggiungono
vari rappresentanti del Consiglio Comunale ed esponenti del commercio e delle
botteghe del centro. Intervengono il vice sindaco Visonà e il Professor Sergio
Perin. Il loro discorso sulla scalinata contiene anche accenni di rimostranza
verso le forze dell’ordine. Ma soprattutto contiene l’impegno a coinvolgere il
Comune nella trattativa per comporre la vertenza e richiede il rilascio dei due
fermati.
Il professor Perin e il Commissario di Pubblica Sicurezza
con la confusa presenza di sindacalisti intavolano una trattativa nei locali
della portineria per il rilascio dei fermati e lo sfollamento della piazza. Ma
l’assembramento, lanciato con il passa parola, non si scioglie.
ORE 19 Il sindacalista della UIL Manfron e Sergio Perin riprendono
la parola dalla scalinata e annunciano la definitiva conclusione della giornata
di lotta invitando i cittadini e i lavoratori a tornare a casa. I due fermati,
essi affermano, sono stati rilasciati.
C’è un leggero sfollamento ma molti rimangono. La questura
parla di seicento persone che lanciano “grida
di sedizione” contro le forze dell’ordine.
Tra le 19 e le 19,30 avviene il secondo salto di violenza
della giornata perché parte una fitta sassaiola che si abbatte anche sulle
finestre della sala mensa. La situazione si rivela non più governabile e il vice
questore Vincenzo Patania ordina la terza carica che questa volta è molto
pesante con rinforzi della Celere giunti da Padova, l’uso del gas lacrimogeno e
il sopraggiungere dell’oscurità.
Lungo le vie d’accesso iniziano i caroselli dei carabinieri
con pestaggi e fermi. Vengono divelti pezzi di travertino dal ponte degli
operai, la villa di Paolo Marzotto, oggi sede del centro Villa Serena, viene
fatta oggetto di incursioni nel giardino. Altri atti di violenza vengono
segnalati nelle ville dei dirigenti. Vi
sono anche accensioni di falò, uno dei quali davanti al cancello della villa di
Gaetano jr oggi sede del Centro Anziani Villa Margherita. Fino a notte
inoltrata continuano le violenze e gli arresti arbitrari in varie parti della
città e saranno soprattutto queste a colpire la stampa locale e nazionale dei
giorni successivi.
Ma per descrivere questa parte della giornata, la più
scomposta e violenta la cosa migliore è ricorrese alla descrizione che ne fece
il professor Giuliano Zoso, poi onorevole. Costui scrisse al ministro degli
Interni quanto segue:
“ In merito ai gravi incidenti avvenuti a Valdagno, venerdì
19 Aprile 1968, in occasione dello sciopero dei dipendenti della Marzotto … si
richiama l’attenzione sua, Signor Ministro, … sul comportamento delle forze
dell’ordine in occasione dei sottoindicati eventi:
a)
tra le 19,45
e le 21.00 circa, una ventina di dimostranti infrangevano i vetri della mensa
aziendale;
b)
tra le 20,45 e le 21,00, a meno di un kilometro
di distanza veniva abbattuto il monumento a G. Marzotto;
c)
tra le 22 e le 23 venivano compiuto atti
vandalici contro il Magazzino della Lana, il Jolly Pasubio e il Ponte del
Tessitore. Testimoni oculari hanno dichiarato che si trattò sempre di piccoli
gruppi, che potevano facilmente essere dispersi.
Le forze dell’ordine, invece, rimasero arroccate dentro allo
stabilimento e in caserma, mentre sarebbero state in numero sufficiente per
un’azione dimostrativa in grado di sedare sul nascere ogni tumulto.
Tenendo presente che i primi scontri della sera cominciarono
verso le ore 19,00 e che la polizia agì su larga scala solo dopo le 23.00
risulta che Valdagno rimase senza adeguata protezione per più di quattro ore.
Nel frattempo carabinieri e polizia difesero esclusivamente
la Portineria del Lanificio e la Caserma, nei pressi della quale i carabinieri
operarono alcuni fermi di giovani tra i 14 e i 21 anni, verso le ore 19, tre di
questi venivano picchiati e malmenati prima che fossero loro richieste le
rispettive generalità. Solo in un secondo tempo furono rilasciati perché
manifestamente estranei agli incidenti. I rastrellamenti cominciarono dopo le
ore 23. Tale ritardo implicò l’arresto indiscriminato di persone che a
quell’ora erano casualmente per strada.
Questo spiega perché sono state fermate, tradotte in
prigione e denunciate persone che non avevano partecipato agli atti commessi in
precedenza. […]”
Il testo prosegue poi evidenziando un giudizio di “manifesta
disorganizzazione” ed incapacità dei carabinieri dal quale egli, a nome del
Movimento Giovanile D.C. trae “motivo di
gravi perplessità sul modo con cui viene impiegata la forza pubblica.”
Ma l’affermazione più significativa viene fatta nel
capoverso successivo laddove egli scrive:
” Infatti, al di là
dell’iniziale manifesta disorganizzazione, e pur tenendo conto dell’attiva
presenza di alcuni elementi estranei all’ambiente tesi a strumentalizzare in
senso eversivo una vertenza strettamente sindacale, si fa strada e prende corpo
il dubbio che polizia e carabinieri siano al servizio più dei privati che della
comunità …”.
E conclude con una serie di considerazioni finali a supporto
della richiesta che siano prese “adeguate
e severe misure affinché simili azioni non abbiano a ripetersi.”
La lettera porta la data del 27 Aprile 1968. I privati qui
citati non possono essere altri che i Marzotto e i loro dirigenti.
La stampa dei giorni successivi e i Marzotto si accaniranno
sul concetto delle ingerenze estranee ma se anche ciò fosse stato come risultato
di azioni e provocazioni infiltrate dalla polizia ciò riguarderebbe i
vandalismi dell’ultima parte della giornata. Tutto ciò che è avvenuto nella
giornata, compreso l’abbattimento della statua di Gaetano Marzotto sr lo hanno
fatto i valligiani.
martedì 16 marzo 2021
Caro Aldo Moro stai sereno
[16 Marzo 2021]
Nel 43 esimo da Via Fani emerge qualche
timido cenno di verità. Non ho capito perché l’anno scorso quando era già tutto
pronto con la relazione Fioroni dell’ultima commissione Moro, non se ne è
parlato. Forse il mainstream non era pronto e si reso necessario il lavoro di
più di un anno per preparare la nuova strategia di narrazione.
C’è anche da dire che la
Commissione Fioroni era stata composta nella legislatura precedente e i nuovi
parlamentari dovevano studiare gli atti, sta di fatto che sono passati in tutto
due anni nel silenzio totale sulla verità già disponibile negli atti pubblici.
A stare zitto è stato il mainstream. E vedremo come si evolverà la cosa nei
prossimi cinquanta giorni.
Le novità vengono centellinate. La
principale che oggi mi è passata sotto gli occhi è quella di Rai Storia nella
rubrica IL GIORNO E LA STORIA dove il commento è stato affidato al direttore
della Gazzetta del Mezzogiorno. Ebbene costui ha detto con chiarezza che i
brigatisti quella mattina non erano soli ma c’era un gran crocevia di servizi segreti
da tutto il mondo. Egli nomina americani, sovietici Israele e OLP e commenta
che le grandi potenze temevano che la politica di Moro potesse destabilizzare
gli equilibri occidentali ed orientali. Moro infatti lavorava per un compimento
totale del sistema democratico in Italia con l’alternanza tra maggioranza e
opposizione aperta anche ai comunisti.
Ma oltre a questo il commento del
direttore della Gazzetta del Mezzogiorno risulta sorprendente perché accenna al
fatto che Moro, dopo 55 gg terribili, sarebbe stato ucciso da un killer della ‘ndrangheta
che era già presente a via Fani.
Ciò significherebbe che non sono
state le Brigate Rosse ad uccidere Moro e questa sarebbe la affermazione più
difficile da accettare dalla opinione pubblica e comporterebbe una smentita
difficilmente sostenibile della narrazione ufficiale concordata tra Cossiga e
Morucci.
Quest’ultima parte non viene
accennata dal Fatto Quotidiano. Esso, con un articolo di tale Gianluca
Cicinelli, una firma che non avevo mai visto prima, a pagina 17 incentra le
novità sulla sparatoria, parlando esplicitamente di “depistaggio di Stato” e
manipolazioni delle perizie che verrebbero dimostrati ed acquisiti nella
relazione Fioroni. Quel giorno a Via Fani si sparò anche dal lato destro della
strada e con una perizia incompatibile con il livello di preparazione militare di
Bonisoli & C. Il punto è che pertanto anche la scorta, i poliziotti e gli
uomini dello Stato, non sarebbero stati uccisi dalle Br, e la roro eliminazione
avrebbe fatto parte di una pianificazione con copertura dei nostri servizi.
Non sono state le Brigate Rosse,
che però se ne sono assunte la responsabilità politica, ma è stato lo Stato Italiano
soggiogato da poteri extra nazionali, ad eliminare Moro. E’ una verità
difficile da dire ufficialmente; soprattutto da parte di giornalisti che sui
precedenti 43 anni di balle hanno costruito la propria carriera.
domenica 14 marzo 2021
Dall’ALASCA a MADAME, strage di buon senso.
Anche questa settimana avvalendomi
del diritto alla libertà di pensiero leggo i giornali ed esprimo le mie
opinioni.
Ebbene noto che il NYT titola
sulla lotta al Covid in Alasca e dedica un articolo ad Elon Musk osannato in
Cina sui social mentre Il Giornale di Vicenza assomiglia sempre più ad un
bollettino sanitario vaccinista innamorato di Big Pharma.
1 - Il governo federale USA non
si lascia spaventare dai costi della campagna di vaccinazione in Alasca.
Raggiunge i più sparuti centri e vaccina in casa. E’ un colpo di reni per prevenire
un blocco totale ancor più drammatico: “a
blacklash to battling a lockdown”. Chi più vaccina più conta e le multinazionali
tengono d’occhio i vari governi.
Sulla Cina l’articolo di Raymond Zhong
sfarfalleggia tra i commenti favorevoli che la rete cinese concede ai fans di
Elon Musk per i suoi lanci Space X verso Marte e per il suo endorsement alle
azioni GameStop (che avevano scosso a sorpresa i mercati finanziari). Tra una
riga e l’altra si chiarisce che a Shanghai nel 2019 ha preso avvio l’attività
di una gigantesca fabbrica di automobili futuristiche Tesla. Ma il regime
politico cinese mantiene le riserve verso il Tycoon; lo considera troppo
spregiudicato e poco attento ai lavoratori. Ieri la crescita di prestigio di
Mask veniva presentata come un successo che veniva ostacolato da Trump, oggi come
un successo che viene ostacolato dal regime comunista.
Il problema vero è che Musk si
muove al di fuori dei diktat dell’establshment e ciò dà fastidio ai giornali di
regime.
2 – Il Sole24Ore presenta, tra
altre finezze, un’intervista a Pasquale Frega, Ceo di Novartis Italia, nella
quale vengono pompate le scelte comunicative della multinazionale farmaceutica.
Essa inaugura una comunicazione diretta con le famiglie italiane con l’obiettivo
di migliorare la percezione verso la ricerca e i vaccini. Lo fa ricorrendo a
filmati con contenuti tipicamente social e fa finta di essere motivata da un’etica
che persegue obiettivi di miglioramento culturale degli italiani.
Ovviamente si tratta solamente
delle solite balle del marketing farmaceutico. Un marketing sempre più invasivo
che da decenni è orientato alla produzione di farmaci per persone sane (Viagra,
Ritalin, vaccini ecc.) perché le persone malate sono un mercato troppo
ristretto. Perciò si aumenta la quota di investimenti dedicati alla produzione
di contenuti narrativi anziché alla ricerca di maggior sicurezza del farmaco.
3 - Valdagno ha meno di 26 mila abitanti a fronte
di Arzignano che segna quota 25.173, Siamo alle soglie del sorpasso e il nuovo
direttore dell’azienda sanitaria sembra averlo molto chiaro. Anche i precedenti
non erano male da questo punto di vista, ma almeno tentavano una vaccinazione
più vicina alla gente. Questo se potesse ci farebbe vaccinare a Mestre. Magari
con una legge d’obbligo vaccinale sostenuta da Confindustria e Sindacatì.
Il problema è che il centro
politico si sposta sempre più dall’asse pedemontano alla pianura perché lì c’è
più spazio per i capannoni. A ciò consegue che la salute dei cittadini diventa
sempre più una funzione di business annebbiata dai calcoli elettorali dei
politicanti. Una conferenza stampa di Zaia conta molto di più di ogni ricerca epidemiologica
e una ministra di Trissino fa primavera molto di più di ogni rondine. Sono i
media, bellezza!
4 – Il festival di Sanremo ha
definitivamente perduto ogni qualità musicale e vive di sparate mediatiche. Tra
queste il tentativo di lanciare MADAME, una ragazzina di Creazzo che non esita
ad usare frasi come questa nelle interviste ai quotidiani nazional:” Tutti i giorni sentiamo maschi che parlano e
cantano di cazzo e figa, solo loro possono?”. (Intervista di Stefano
Mannucci sul Fatto Quotidiano di Giovedì 11 Marzo. Pagina 22) Costei viene
presentata come una rivelazione “bisessuale” del Festival, cioè una che sa
cantare. Ma attenzione: per non rovinarsi la piazza vicentina, notoriamente leghista,
vien precisato che lei non fa parte della comunità Lgbt. Se la Terra fosse
piatta si potrebbe almeno buttarla giù. Ma accidenti, è rotonda e dobbiamo tenercela…
Solo Dio può scegliere a caso.
Arthur BLOCH,
La Legge di Murphy
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