giovedì 11 marzo 2021

Il caso Chioccarello: la strage mancata del padroncino veneto.

 




 

L’11 Marzo 1970, un Mercoledì, era una giornata di sciopero provinciale dei tessili indetto dalle segreterie di Cgil, della Cisl e della Uil per sostenere il negoziato sul nuovo contratto. Il padronato dell’epoca considerava lo sciopero non come un diritto del lavoratore ma come una offesa personale, un attacco al proprio legittimo potere di comando. Inoltre c’era sempre il sospetto che in realtà fossero i comunisti a fomentare gli scioperi per abolire la proprietà privata. Nelle grandi fabbriche c’erano le “guardie” e alle acciaierie Valbruna poco tempo prima c’erano stati scontri fisici tra operai e guardie culminati in un vero e proprio sequestro di due lavoratori all’interno della fabbrica.

Si era quindi sviluppato un clima molto conflittuale nel quale gli operai vicentini si erano molto motivati, soprattutto i giovani, a lottare per far valere i diritti e il rispetto anche dentro la fabbrica. La notizia del fatto aveva generato varie iniziative di sciopero in tutta la provincia.

In questo clima ad aggravare le tensioni si aggiunse un caso clamoroso ai cancelli di una fabbrica di Schio: il caso Chioccarello.

Giuseppe Chioccarello era un piccolo imprenditore che si era fatto da sé. Era stato partigiano ma poi si era avvicinato alla destra candidandosi anche nelle liste comunali del MSI.  Aveva costruito la “Filatura e Cardatura di Torrebelvicino” con un parco macchine di seconda mano e vi lavorava sempre in prima persona con la moglie, il figlio più grande e altri nove operai e sei apprendisti.

 

Il fatto

Alle otto di mattina davanti al cancello un gruppo di attivisti sindacali chiamano i lavoranti allo sciopero. Ci sono anche persone del vicino Maglificio Rosabel. La moglie del titolare esce e rimbrotta i dimostranti argomentando che in quanto artigiani non hanno niente a che fare con lo sciopero. Ma l’argomento non persuade e viene preannunciato un ritorno in massa dopo il comizio in Piazza Statuto a Schio. E così avviene un paio d’ore dopo verso le 11 quando arrivano ai cancelli più di quaranta persone tra le quali Angelo Fiorilli (UIL) e Teresiano Rudella (CISL).

I Chioccarello padre e figlio reagiscono imbracciando due Breda automatici calibro 12 precedentemente caricati con sei colpi nel caricatore e uno in canna. Partono i primi colpi in aria seguiti da spari ad altezza d’uomo per un totale di otto. Rudella viene colpito in modo lieve mentre Fiorilli riceve la rosa di pallini rinforzati a Nichel all’emitorace, alla gamba sinistra e all’anca. L’operaio Guerrino Dalla Riva viene invece raggiunto in pieno viso mentre Mario Comparin, Domenico Dal Zotto, Domenico Dalla Guarda, Cesare Baldin, Dario Bernardi, Veneriano Brunale e Silvano Filippi rimangono feriti meno gravemente.

Partono i soccorsi e arriva la Forza Pubblica che trova i due Chioccarello ancora coi fucili in mano ricaricati. Tra le sirene delle ambulanze essi vengono disarmati e portati alla stazione dei Carabinieri di Schio.

 

Le manifestazioni

Ma nel frattempo la voce si è sparsa suscitando molta impressione nel deflusso dei cortei e tra gli studenti in uscita dalle scuole.

In quell’occasione le strutture sindacali si sforzarono di mantenere la calma ma alle 14 e 30 di quel Mercoledì risultavano già occupati i municipi di Schio e Torrebelvicino. Lo sciopero si estese nel pomeriggio anche alla Marzotto e alla Recoaro. E il giorno dopo ci fu una fermata nazionale di 15 minuti in tutte le fabbriche.

Io non ricordo di essere stato informato quel pomeriggio ma conservo ancora il volantino che venne distribuito da Lotta Continua (che si era costituita ufficialmente da pochi mesi e aveva aperto una sede a Valdagno e una Schio).

 

Il volantino

Si intitola LOTTA CONTINUA e contiene una breve analisi del fatto definendolo come un episodio non isolato che mostra tutta la violenza del sistema. In fabbrica, a scuola e nella vita di ogni giorno i grandi padroni Agnelli, Pirelli, Cefis e Marzotto - recita il testo - non hanno bisogno di prendere in mano un fucile perché hanno al loro servizio il parlamento, il governo, i comuni, la stampa, la magistratura, la polizia, i sindacati e i partiti. E le 14.000 denunce presentate dai padroni, polizia e magistratura contro gli operai e gli studenti nell’autunno caldo confermano che si tratta di una violenza che serve a reggere il sistema stesso. Ebbene essa va eliminata una volta per tutte e chi dice che essa va respinta “da qualsiasi parte venga” rispettando l’ordine e la legalità, in realtà vuole che essa continui e rimanga indisturbata senza che chi la subisce faccia niente.

Venne redatto il giorno successivo e ciclostilato “in proprio”, come recita l’apposita dicitura in calce. Tale pratica caratterizza i volantini dell’epoca ma soprattutto quelli di Lotta Continua e Potere Operaio che erano gruppi extraparlamentari tenuti a dichiararne la produzione e mandarne copia in questura per non incorrere nel reato di “stampa clandestina”.

A Valdagno venne distribuito il venerdì successivo davanti alla scuole nei dieci minuti di ricreazione e in piazza al mercato.

 

La lezione

Quindi di quel fatto, nonostante ne avesse accennato anche il telegiornale delle 20 e 30 ricordo che me ne aveva parlato mio padre a cena cogliendo l’occasione per trasmettermi un’idea e un sentimento di valore per il sindacato. Credo sia stato un momento importante perché il volantino di Lotta Continua oltre al padronato attacca anche i sindacati. Li accusa di aver lavorato per smorzare la lotta e dividere gli operai dagli studenti. Ma le parole di mio padre avevano fatto effetto su di me e all’assemblea studentesca (ancora illegale e disciplinarmente sanzionabile) parlai a favore dei sindacati.

 

 

Il sindacalista Fiorilli ebbe una prognosi di 80 giorni mentre il Dalla Riva perdette l’uso di un occhio.

Il processo

Nel successivo procedimento giudiziario il fatto che fossero stati trovati otto bossoli sparati da due fucili diversi fu decisivo per scalzare la prima linea difensiva degli imputati che tentava di sostenere che a sparare era stato solo il padre, ma il fatto di aver utilizzato cartucce di tipo Sidna con pallini numero 2 i quali difficilmente possono causare lesioni mortali, portò a declassificare l’accusa da tentato omicidio a lesioni personali gravi.

Le parti si troveranno in aula non prima del 4 ottobre 1973 quando nel frattempo i danneggiati erano stati risarciti con una quindicina di milioni a testa lasciando quindi in piedi solo la causa penale. Una causa il cui processo inizia solo il 15 Aprile del 1975 col padre Chioccarello giudicato in contumacia.

 

La sentenza

La sentenza finale condannò a tre anni e tre mesi di reclusione entrambi i Chioccarello e in essa venne riconosciuta l’aggravante delle lesioni “gravi e continuative” data la perdita dell’occhio del Dalle Rive.

 

--------------

Nell’ambiente sindacale non vi fu alcun entusiasmo per la sentenza; Teresiano Rudella era nel frattempo diventato segretario provinciale dei tessili Cisl e non ha mai nascosto il timore che quella sia stata in realtà una strage mancata. Ma è stato meglio così; anche perché di stragi riuscite in quegli anni non ne erano proprio mancate.

 






                                                             


mercoledì 10 marzo 2021

Compleanno sette volte tondo

 






Il 9 marzo del 1766 usciva The Wealth of Nations del filosofo economista scozzese Adam Smith. Nell’Inghilterra e nella Scozia di quegli anni nascevano le prime forme di industrializzazione e questo suo lavoro influenzò notevolmente molti pensatori del secolo successivo tra quali Carlo Marx.

Costui però partiva dalla tesi sulla progressiva miseria del proletariato mentre nella “Ricchezza delle Nazioni” Smith individuava una tendenza opposta; ed aveva ragione. La stessa formula della prima Internazionale, che chiamava i proletari di tutto il mondo ad unirsi perché “non avevano da perdere che le proprie catene” verso la fine del secolo era già superata dai fatti. Già qui a Valdagno gli operai di Marzotto avevano una casa, una famiglia e un orticello da coltivare dopo l’orario di lavoro. Certo il lavoro in fabbrica era duro, ma non era più quello dell’Inghilterra descritta da Engels. Inoltre dalle mie parti verso la fine del secolo la concezione del lavoro industriale degli operai si combinava con la nuova dottrina sociale della Chiesa. Una chiesa che faceva proprio il dramma degli operai e della società e, pur ribadendo la proprietà privata dei mezzi di produzione, sosteneva l’utilità dell’intervento dello Stato ed invitava all’associazionismo per ottenere migliori condizioni.

A sua volta ciò si sposava con il liberalismo moderato di Gaetano e di Vittorio Emanuele Marzotto determinando un certo modus vivendi tra fabbrica e città destinato a rafforzarsi notevolmente nel secolo successivo.

Attraverso questa storia sono passati i miei nonni e i miei genitori. Io sono stato il primo a non lavorare da Marzotto e a beneficiare nello stesso tempo dei servizi sociali da costui creati (maternità, scuole ecc.) Sono stato sindacalista perché avevo mangiato pane e sindacalismo in casa fin da bambino e sono stato comunista perché pensavo, ingenuamente, che quello fosse un modello ancora migliore, senza i difetti che avevano reso dura la vita di mio padre e mia madre. Ma poi la storia si è incaricata di mostrarmi che non era vero, che si soffriva anche di là e che forse si era anche meno liberi di scegliere come organizzarsi la vita.

Oggi compio settant’anni. Sono già quattordici di più di quelli che è riuscito a vivere mio padre. Non parliamo di mia ladre che è morta a trentotto anni d’età. Ho una dignitosa pensione, due case, due garage, due auto, una moto, una bicicletta elettrica, tre televisioni eccetera; certo, purtroppo sono vedovo, ma ho una figlia e (voglia iddio) una nipotina entrambe sane e bellissime. Di cosa potrei lamentarmi?

Forse del loro futuro, accidenti, temo che non avranno il mio benessere. Forse questo benessere si è retto finora su un indebitamento insostenibile. Qualcosa che pagheranno proprio loro. E forse ciò è il risultato di un sistema di credito incontrollato alla produzione e al consumo voluto dal capitalismo proprio per evitare il crollo dell’intero sistema. Quel crollo del capitalismo dovuto alla caduta tendenziale del saggio di profitto preconizzata da Marx e teorizzata da Lenin e la Terza Internazionale… Forse proprio lo stesso dramma della Covid19 che stiamo vivendo in questi giorni è una enorme operazione di copertura del vero crollo finanziario globale; un dramma globale al quale si sta cercando di contrapporre un Great Reset che copra il fallimento di sistema.

Mah, non lo posso escludere. Non so se farò in tempo a vedere questo futuro con la sua “nuova normalità”. Ma so che sarà per mia figlia e mia nipote il loro presente e non voglio che sa infelice. Le statistiche sulle speranze di vita della mia generazione dicono che forse lo vedrò, ma spero di non dover vedere anche un regresso dello stile di vita per la mia nipotina. Sarebbe una infelice conclusione. Infelice e anche ingiusta per una generazione come la mia che ha sognato, lavorato, amato e lottato per una società giusta, egualitaria e solidale. Un avvenire di sole, il sol de l’avvenir.

 

Buon compleanno.







martedì 16 febbraio 2021

Il laureato

 






Charles Webb, scrisse The Graduate del 1963 e quel romanzo fu reso famoso dal posteriore successo del film Il Laureato. Esso uscì nel 1967 con la regia di Mike Nichols, l’interpretazione di Dustin Hoffman e Anne Bancroft nonché le altrettanto famose canzoni di Simon e Garfunkel in colonna sonora. Come spesso avviene Il libro è meglio del film. Il romanzo esprime un rifiuto esistenziale mentre il film un rifiuto generazionale. L’elemento più attraente del libro è il conflitto interiore del giovane Ben mentre nel film è la morbosa seduzione della signora Robinson. Se il romanzo fa del lettore uno psicologo, il film ne fa un guardone. Nella visione italiana però alcune scene vennero tagliate alleggerendone l’approccio erotico. In tal modo anche il conflitto generazionale viene alleggerito dando spazio di fatto alla love story, quella buonista, con la figlia della signora Robinson,

Nelle ultime pagine del romanzo di Webb, Benjamin ed Eliane sono soli sul bus, sono due giovani scossi e diretti verso un futuro che è solo opaco. L’atmosfera di quel momento è quella colta dal famosissimo verso Hello darkness my old friend (Ciao oscurità, mio vecchio demonio) di Paul Simon; ma nel film invece i due sono in mezzo alla gente del bus, sorpresa e sbigottita. Ebbene, se il libro coglie quella che poi sarà la nota dominante del vita reale dell’autore con sua moglie Eve, il finale del film coglie invece il destino dei giovani che hanno fatto il sessantotto.

Nonostante il carattere buonista del finale infatti il film venne letto dai giovani come una ribellione al dominio dei genitori e la volontà della nuova generazione di liberarsi con l’amore…

A Valdagno esso non  fu proiettato nella sala parrocchiale, ma rimpallò un paio di volte tra le altre due sale cinematografiche. Quelle di Marzotto e Talin.

 

 

-------------------------     

Where have you gone, Joe di Maggio

Our nation turns its lonely eyes to you …

Woo, woo, woo

What’s that you say, Mrs Robinson

Joltin’ Joe has left and gone away …  hey, hey,hey

Hey hey hey!

 

 



venerdì 12 febbraio 2021

IL MANIFESTO, quotidiano conformista.

 




1 - Prosegue indisturbato l’approccio propagandistico alla Pandemia. Questa settimana semi-euforica per le aspettative su Draghi ha visto i media impegnarsi, tra un ricordo e l’altro delle foibe, a sostenere che “LA CRESCITA DIPENDE DAI VACCINI” come titolava anche un articoletto del Manifesto impegnato a sostenere il moto verso la maggioranza governista delle frange sinistrorse sulla scia della Cgil.

La politica monetaria ultra-espansiva della BCE durerà ancora ammonisce Gentiloni e pertanto il piano di stabilità e crescita dovrà essere ridiscusso. A tale scopo la Commissione dovrà ridiscutere il prolungamento delle regole di bilancio. Il ritorno al Patto di Stabilità sarebbe un suicidio. Occorreranno ammortizzatori sociali sovranazionali e consistenti sostegni alle imprese. Ciò è un effetto del Covid che di fatto mette in crisi lo stesso Trattato di Maasticht del 1992.

Secondo tali previsioni nel gruppo dei 27 ci saranno diverse velocità di ripresa. Solo 11 Stati membri inizieranno la ripresa già nel 2021 raggiungendo poi il PIL che avevano nel 2019. Tra essi Germania e Francia mentre Italia e Spagna dovranno aspettare un paio d’anni di più.

Il Recovery Fund, al quale dovremmo attingere prossimamente, fa parte del più vasto piano denominato Next Generation il quale non prevede la cancellazione del debito italiano, ma il recupero della sua sostenibilità attraverso la ripresa della crescita. Secondo queste previsioni pertanto non vi è alcun Reset sul tavolo e i famosi 209 MLD di Euro verranno gestiti nell’ambito del tradizionale confronto Nord/Sud Europa.

           

2 - Marx in dieci parole, di Stefano Petrucciani edito da Carocci tratta i concetti di alienazione, diritto, democrazia, libertà, rivoluzione, materialismo storico, feticismo, sfruttamento, capitalismo e comunismo. Si tratta di “sentieri su cui procedere per imparare a leggere Marx”. Waw!

 

Il Manifesto lo recensisce in calce alle pagine culturali e usa l’espressione “pensatore di Treviri” nel titolo. Evidentemente non vuole scrivere MARX in grande proprio nella settimana delle foibe nella quale non sarebbe il caso di turbare il lutto istituzionale dei non comunisti.

Ma come?, si dirà, ciò contraddice la rossa scritta della testata… già, ma quella non può essere cancellata perché cambierebbe la ragione sociale del quotidiano e si potrebbero perdere i finanziamenti pubblici.

Si, quei finanziamenti che il Fatto Quotidiano non vuole ma rimpiange, tanto che moltiplica l’uso della carta con libri e riviste cartacee a manetta per beneficiare del credito d’imposta. Beh, meglio così se no finisce come il Sole 24Ore… In ogni caso chissà che adesso entrando in regime supermariano non si risolvano anche questi problemi i quali, per quanto secondari, assillano i sinistrorsi centenaristi.

 

 




domenica 7 febbraio 2021

Da Conte a Draghi, fate i bravi

 






Contrariamente alla mia pessimistica previsione della scorsa serrimana la Crisi politica innescata da Renzi è approdata alla proposta di sostituzione di Conte con Draghi. 

Costui viene considerato per la sua esperienza una garanzia di miglior spesa e miglior gestione del cosiddetto Recovery Fund ovvero i soldi dell’Europa, predisposti non a caso da costui medesimo. A differenza dell'esperienza Monti del 2011 oggi all'ordine del giorno non è il taglio della spesa ma la gestione di un incremento di spesa: gli oltre 200 MLD di aiuti europei. Essi fanno gola a vari potentati tra i quali la mafia mondiale e occorrono poteri forti per gestirli in sicurezza; poteri che risultino alla élite finanziaria più affidabili della nostra stessa Repubblica. Essa infatti, come sappiamo, è troppo innervata con la finanza criminale fin dai tempi di Sindona e Calvi e haimè un ruolo fondamentale in queste deviazioni lo ebbero gli istituti bancari vaticani, allora soggetti a regole e controlli indipendenti.


Ma torniamo alla nostra crisi. Si dirà che anche Conte stava al gioco ed è vero, ma non aveva l’autorevolezza fuori dall’Italia. Egli la credibilità ce l’aveva per gli italiani come dimostrerebbero alcuni sondaggi effettuati durante la crisi, ma questo non era un argomento decisivo nelle sedi sovranazionali. E, sotto la direzione di Mattarella la situazione è stata messa sotto blindatura incorporando Berlusconi e ricattando Salvini. Anche Berlusconi infatti, pregiudicato e pluricondannato, presiede un potentato finanziario contiguo con la mafia e se si vuole star puliti va controllato più da vicino. Ebbene non c’è dubbio che, per questo fine, Draghi è l’uomo giusto. Ci sono infatti quelli che sono stati al gioco, quelli che sono stati giocati e quelli che, come lui medesimo, il gioco lo hanno concepito.


Ma se si guarda solo la partita italiana si perde i quadro generale. Il gioco si chiama Great Reset e quella che stiamo vedendo è solo un episodio italiano: il derby col Vaticano. Il termine Great Reset non l’hanno inventato i complottisti, ma l’ONU e lo si può trovare nel documento ufficiale del 2015 conosciuto come “Agenda 20 – 30”.

Per capire meglio penso che possa risultare utile la lettera che l’arcivescovo Carlo Maria Viganò aveva inviato a Trump nell’ottobre scorso. Ne riporto quindi alcuni passaggi:

Un piano globale denominato Great Reset è in via di realizzazione. Ne è artefice una élite che vuole sottomettere l’Umanità intera imponendo misure coercitive con cui limitare drasticamente le libertà delle persone e dei popoli.”

“Scopo del Great Reset è l’imposizione di una dittatura sanitaria finalizzata alla imposizione di misure liberticide nascoste dietro alle tante promesse di assicurare un Reddito Universale e di cancellare il debito dei singoli. Prezzo di queste concezioni proprie del Fondo Monetario Internazionale (altra istituzione che ha usato questa espressione) dovrebbe essere la rinuncia alla Proprietà Privata e la adesione ad un programma di vaccinazione Covid 19 – 21 promosso da Bill Gates con la collaborazione dei principali gruppi farmaceutici.

Aldilà degli interessi che muovono i promotori del Great Reset, l’imposizione della vaccinazione si accompagnerà all’obbligo di adozione di un passaporto sanitario e di un ID digitale con il conseguente tracciamento dei contatti di tutta la popolazione mondiale. Chi non accetterà l’imposizione di queste cosiddette misure verrà confinato in Campi di Detenzione o agli arresti domiciliari e gli verranno confiscati tutti i beni. Questa crisi attuale serve per rendere irreversibile, nella intenzione dei suoi artefici, il ricorso degli stati al Great Reset dando il colpo di grazia ad un mondo di cui si vuole cancellare completamente l’esistenza e lo stesso ricordo.”

Sono parole e documenti che il mainstream non si sogna neanche di mettere con chiarezza a disposizione della gente comune e la stessa idea che possa farlo una parte della chiesa evoca angosce fratricide.

 

E’ probabile, vista l'ansia del ceto politico, che il "titano europeo" - come l'ha definito il NEW YORK TIME - ce la faccia ma resta la diffidenza e il distacco della gente comune che sente un po' di puzza. 

Dietro infatti c'è la crisi totale del capitalismo finanziario che si trova sospeso sul vuoto come Will Coyote e arranca con le gambe all'aria sopra il baratro del proprio debito insostenibile.



-----------------------                         
BEATI MORTUI.
Beati mortui qui in Domino moriuntur. Amodo iam dicit Spirirus, ut requiescant ad laboribus suis: opera enim illorum secuuntur illos.

In (Ap 14,13) il terzo angelo che appare a Giovanni gli ordina di scrivere tali parole per marcare il contrasto tra il castigo degli empi e il riposo felice che attende i fedeli. Ma tale premio parte dal momento della morte. Anzi è la morte stessa il premio perché dona la pace e la serenità del riposo eterno. La vita, evidentemente, resta un fatto duro anche per i fedeli in quanto esposti alla tentazione e ai prodigi della Bestia.






sabato 6 febbraio 2021

Nuovo contratto per nuovi operai

 





Oggi il Sole24Ore annuncia festoso il nuovo CCNL dei metalmeccanici. Un contratto innovativo che dovrebbe segnare il passaggio consensuale al 4.0 e quindi l’allineamento disciplinato delle parti sociali italiane allo scenario del World Economic Forum (WEF). Un assist all’operazione Draghi.

La durata quinquennale (’19-‘24) allinea il ritmo all’Agenda 20 – 30 dell’Onu e indica implicitamente nel 2025 Il prossimo momento in cui fare il punto sul processo. C’è poi l’aumento del contributo Cometa per under 35. E' una misura che oltre ad incentivare l'adesione dei giovani i quali non hanno ancora chiara l'importanza della previdenza, introduce formalmente un concetto che distingue i lavoratori per età anagrafica. Essa risponde anche all’idea che il cambio generazionale sancisca il cambio della fabbrica dalla catena al digitale. Una fabbrica già semi-robotizzata dal 2.0 si apre ora all’AI (intelligenza artificiale). Secondo il giornale di Confindustria questo è il punto principale del nuovo CCNL e per evidenziarlo il quotidiano datoriale enfatizza soprattutto il nuovo inquadramento professionale dei dipendenti. Un atto che viene visto come definitivo superamento del modello di inquadramento introdotto nel ’73, in piena epoca fordista e come segnale forte di apertura allo scenario della quarta rivoluzione industriale.

E’ la quarta rivoluzione industriale auspicata solennemente nel 2015 da John Elkann e descritta ufficialmente nel libro omonimo di Claus SCHWAB (gran sacerdote fondatore del WEF). E’ curioso notare che l’erogazione dei nuovi aumenti salariali parte a Giugno ‘21 ovvero alla chiusura dei lavori del prossimo WEF, quello che potrebbe essere il più importate della storia. Col nuovo inquadramento viene introdotto un concetto innovativo di valutazione della professionalità: il campo di responsabilità di ruolo. Esso viene così definito nell’articolo di Giorgio Pogliotti: “si passa dalla mansione al ruolo … dal cosa si fa al come si fa e come si può fare meglio.” Ovvero il luogo di lavoro diventa un campo di studio per l’algoritmo, il lavoro viene sì valorizzato ma in quanto data provider for machine learning perché la dimensione creativa è a tutt’oggi ancora poco automatizzabile. Con il taylorismo si studiavano e si condizionavano i movimenti dell’operaio per risparmiare sul tempo, oggi l’obiettivo del comando capitalistico in fabbrica è la sua creatività. Si stimola la sua creatività (almeno nelle intenzioni) per digitalizzarla. C’è una componente di umanizzazione ma è transitoria. L’obiettivo rimane la robotizzazione totale solo che è ancora troppo costosa e va compensata dai risparmi che derivano dalla delocalizzazione in paesi dove il lavoro poco creativo costa meno dei robot. Le mansioni manuali non creative verranno lasciate alla delocalizzazione mentre qui da noi si stimolano progressivamente quelle creative anche con processi di formazione continua sul digitale. Con questa linea è coerente la scelta del nuovo inquadramento che cancella il primo livello e reinquadra direttamente sui livelli superiori.

                                                              - 000 -

Ciò mi stimola una riflessione collegata alla lettura, che sto terminando in questi giorni, del libro di Claus Schwab con prefazione di John Elkan, edito nel 2015 da Franco Angeli. Nella quarta rivoluzione industriale, ovvero quella che l’attuale élite mondialista si ripropone di attuare entro il decennio, il lavoratore reale è un ibrido tra umano e robotico supervisionato non più da una gerarchia autoritaria ma da un algoritmo che studia e ottimizza ogni mossa. In tutte le 200 pagine del libro il messaggio quasi ossessivo è quello della velocità dei nuovi processi di innovazione, sia in campo produttivo che commerciale e sociale. Tra i vari punti c’è quello della sostituzione di lavoro umano.

Le mansioni ripetitive, quelle di Tempi Moderni di Charlot, sono già state automatizzate. Ma ciò che è in atto oggi come oggi è l’automazione di mansioni intellettuali, tipicamente impiegatizie come: avvocati, analisti finanziari, giornalisti, contabili, assicuratori e bibliotecari. Il processo di distruzione dei posti di lavoro è oggi potenzialmente molto più “disruptive” di quanto non lo sia stato nelle precedenti rivoluzioni industriali. Ciò è dovuto alla sua portata e alla sua velocità. In linea di tendenza le sue caratteristiche sono riconducibili ad una polarizzazione: tutto viene automatizzato salvo gli estremi, ovvero le professionalità altamente creative e i lavori manuali con bassa remunerazione.

Il nuovo CCNL è in linea con questi obiettivi. Speriamo che le nuove generazioni ne beneficino veramente. Intanto speriamo che i lavoratori mettano in tasca davvero i 200 euro di “Flexible Benefit” ovvero emolumento annuale esente fisco. E’ il progresso, bellezza!

 

 

-----------------------------               

"Prima di giudicare occorre conoscere e per conoscere occorre sapere tutto ciò che è possibile sapere." 

 Antonio Gramsci, 

                                      PRINCIPI DI METODO


lunedì 1 febbraio 2021

Complottisti e nipotini

 







La quinta domenica del primo mese 2021 chiude sia il mese che la settimana più noiosa degli ultimi tempi. Il mainstream è stato dominato da una crisi politica tanto inutile quanto ipocrita nonché da un andamento meteorologico altalenante e deprimente. A rendere tutto incerto e poco entusiasmante è soprattutto il persistere del Covid-regime che falsa la percezione popolare del calendario. Ad organizzare la vita familiare non è più la situazione meteorologica. Non si decide più se uscire o meno a seconda se piove, nevica o fa bel tempo, ma a seconda del colore sanitario della regione. Gli indici e i parametri che regolano i diritti di mobilità urbana sono oscuri e ignoti al comune cittadino e ciò lo rende dipendente dagli annunci televisivi limitandone il grado di libertà e autonomia nella vita quotidiana. Se a ciò si aggiunge che la stessa comunicazione televisiva è scarsamente professionale e alla fine inattendibile il cerchio si chiude: siamo in regime costrittivo, stiamo pagando da un anno un umiliante prezzo di libertà individuale. In Cina, il grande competitor dell’Occidente, questa pena è durata meno di tre mesi e solo in una piccola parte minoritaria del paese. Il Lockdown cinese ha interessato una porzione di territorio che sarebbe come se in Italia il Covid avesse sacrificato solo l’Abruzzo. Le mascherine, il distanziamento sociale e il martellamento vaccinocrate hanno fatto il resto frustrando l’intero Paese alterando e deprimendo la percezione del senso di vita collettiva. Non parliamo della chiusura delle scuole che risulta estenuante per gli infanti e per gli adolescenti oltreché difficilmente comprensibile e soprattutto stressante per i genitori.

Ora, difronte a questi sacrifici reali e quotidiani, permane dopo un anno anche l’idea che il virus non fosse molto più letale delle vecchie influenze e che i governi e le multinazionali ci abbiano ricamato sopra per introdurci tutti ad una “nuova normalità” più consona alla nuova era tecnologica. E difronte a questa timida e ombrosa sensazione l’unico argomento della comunicazione mainstream è stata l’accusa di complottismo! Figuriamoci. Come se al pensionato cui manca la partita di carte e l’abbraccio dei nipotini interessasse cospirare contro il Great Reset e ci fosse un’emergenza ordine pubblico da gestire a causa dei perfidi social. No. Non è così. Questo è solo il senso di colpa del regime culturale indotto dalla comunicazione ansiogena che ha imbevuto ormai tutta la classe dirigente. E’ solo un effetto della cocaina dell’élite.

 

Questo per quanto riguarda il sentimento della popolazione comune.

Vediamo invece la crisi vera, quella di cui si accorgono solo gli addetti ai lavori e i mitomani come me, fanatici del pensiero critico. Quelli che sono stati corrotti da giovani dal sessantotto e che non sono stati con le Br (quelle vere, quelle dal ’69 a ’74; le altre erano solo un esercito di pupazzi del regime) solo perché non sapevano a chi rivolgersi. Ebbene costoro vedono l’inutile e strumentale aggressività della campagna Covid nei confronti del ceto medio dei borghi cittadini, l’attacco alle botteghe del centro, ai tassisti, ai ceti piccolo borghesi ecc. Hanno visto gli eccessi e le esasperazioni speculative delle delocalizzazioni antioperaie effettuate nell’ultimo decennio. Vedono un attacco allo stile di vita uscente che ha come unico scopo quello di fare spazio alle multinazionali globaliste per introdurre i nuovi modelli orwelliani di organizzazione sociale e del consumo. Vedono i governi, il ceto politico dell’omologazione globale arroccati in un castello di balle ed affannosamente impegnati a nascondere l’avvento del nuovo mondo di Huxley. Lo vedono con chiarezza e si chiedono: “e se anche fosse”? Se il sistema democratico volesse aprire la porta a questo tipo di futuro? Nel mondo di Huxley gli abitanti sono sereni, non hanno angosce e vivono tale condizione come uno stato di felicità, accettano e seguono il Grande Fratello con piena convinzione. Facciamocene quindi, se lo vuole il popolo, una ragione…

Ma il problema è che non è così. Il popolo non lo vuole. Lo vuole solo un ceto politico corrotto mentalmente e moralmente perché ha accettato il ricatto esiziale del mito modernista. Lo vuole la malafede di chi ha venduto il futuro dei nostri figli e nipoti alla suggestione della finanza creativa, ai derivati, alle bolle dell’arricchimento speculativo. Lo vuole chi non crede più nell’Uomo, nell’umanità ma si affida ormai alla mistica transumanista. (Però. Buona questa)

Lo vogliono loro perché lo vogliono i loro pupari, i falsi filantropi del dominio globale. Lo vogliono quelli dell’uno percento contro il novantanove, quelli che non votano perché non hanno passione politica, che non hanno mai giocato a carte al bar e che non si accontentano del sorriso dei propri nipotini.

Io penso che le scelte vadano fatte quando c’è cognizione di causa, quando si sa cosa si vuole e cosa si può fare. E che se c’è un ricatto ebbene quello non è il momento di scegliere, quello è il momento di combattere.

Penso anche che sia a questo che ha pensato Pope Francis con la proposta della giornata dei nonni. Che forse è il caso di rispettare il pensiero di chi sa quanto conta il sorriso dei nipotini.

 


 



 -----------------------      

"Le mie idee religiose si limitano a questa assurda convinzione che Dio abbia creato l'Uomo e viceversa."


                                             (Andrè Glucksmann)

 


Golpe argentino

On March 24, 1976, Argentina's armed forces dismantled Isabel Perón's constitutional government amid economic crisis, rampant infla...