domenica 15 marzo 2015
I venetisti si fanno una Khanna
Parag Khanna, consigliere di Bono oltreché di illustri generali americani, evoca l'idea di un medioevo globale. L'irreversibile inadeguatezza del vecchio ordine mondiale, con le sue istituzioni obsolete, riapre una fase storica di localismi ed autonomismi attraverso i quali il mondo si potrà riaggregare in un reticolato globale di tipo nuovo, anarcoide e medievale, appunto.
Questo è il nuovo futuro: una sorta di Nuovo Disordine Mondiale.
Ma forse si sbaglia e gli indipendentismi montanti sono solo una funzione del comando sinarchico... Mah!
In ogni caso gli indipendentisti veneti si sentono lusingati dal fatto di essere stati presi in considerazione nelle più recenti analisi di Khanna, come esempio avanzato di indipendentismo innovativo. Lo dimostra la prima parte del discorso tenuto dall'indpendentista veneto BUSATO:
https://youtu.be/fKdKZhEAzjI
La mia impressione è che Parag Khanna non sia solo questo ovviamente, ma sia un piccolo guru del pronto a fare da rincalzo nella prossima rottamanazione post obamiana. Insomma egli potrebbe avere un ruolo rilevante proprio in quelle istituzioni sovranazionali che lui considera finite...
giovedì 12 marzo 2015
Secessionismo petrolifero
INTERNATIONAL
NEW YORK TIMES dà notizia, con un richiamo in prima pagina e un rinvio
alla pagina interna delle world news, dell’esistenza di un gruppo separatista
texano che sostiene che il Texas non si è mai unito agli Stati Uniti, batte una
propria moneta e tiene periodiche riunioni del proprio Congresso.
I membri partecipanti a tali riunioni usano
proprie monete e portano con sé carte di identità che avvisano la polizia che
essi fanno parte del personale diplomatico che rappresenta la nazione texana.
Il vice presidente, un pensionato ex dipendente di compagnia
telefonica, ha spedito una lettera nel 2011 al governatore di Oklahoma
informandola che avrebbe dovuto affrontare un contenzioso sui confini delle
contee tra i due stati in quanto sconfinanti sul territorio nazionale texano. E’
l’atto che ha attirato l’attenzione delle autorità.
Il punto
centrale di questa posizione politica risiede nella convinzione texana che non esista
atto legale che faccia del Texas una parte degli Stati Uniti. Rimanendo
pertanto la Nazione texana, una entità separata.
Il gruppo è legato ad
associazioni veterani delle guerre estere e si autodenomina Republic of Texas.
Per ora agisce per lettera, ma si inserisce in un filone di pensiero politico
già presente. Alle ultime primarie per il governatorato texano ad esempio il
candidato secessionista Larry Kilgore ha preso 19,055 voti. Costui, facilmente
raggiungibile attraverso la pagina Facebook, opera nell’ambito del Partito
Repubblicano, ma per essere chiaro circa il suo messaggio politico ha
addirittura cambiato il suo nome in Larry Secede Kilgore.
Non si
tratta però della stessa proposta politica della Republic of Texaxs perché per
questi ultimi non c’è secessione da fare, ma semplicemente azioni legali presso
le corti di giustizia affinché vadano riconosciuti gli atti dei loro organi
legislativi vista la nullità della annessione avvenuta a metà del
diciannovesimo secolo.
Il gruppo
non è armato e per il momento non viene trattato con repressione da parte della
polizia. Ma la stessa polizia non esclude evoluzioni illegali.
L’impressione
che si ricava dalla lettura dell’articolo è che non vi sia sottovalutazione né,
tantomeno, derisione del problema. Il che mi fa pensare alla differenza con il
comportamento italiano verso il venetismo, deriso ed ignorato per anni da una
classe politica ignorante e impreparata.
Si tratta di
un articolo che appare su “international” new York Time dal che deduco che non
venga trattato come un problema internono un semlice fatto di allerta dell’ordine
pubblico.
Si tratta di
un segnale politico da non trascurare perché fa parte di un quadro di segnali
autonomistici che interessano varie parti del mondo, in particolare nelle zone
petrolifere.
mercoledì 11 marzo 2015
Nell’articolo
che chiude il secondo numero di LiMes (“Moneta e Impero”) troviamo interessanti
quanto insolite considerazioni su Putin e il suo modo di vedere l’occidente. L’autore,
tale ARMEN OGANESJAN, dirige una rivista
e opera come consulente del ministero affari esteri della Federazione Russa.
Egli ci
ricorda che: “Paradossalmente,
oggi la Russia sembra il più europeo di tutti i paesi, se giudicato con i parametri
della eredità di cultura e civiltà europee” … Putin non ha mai rivendicato un
sistema valoriale di sua creazione. Egli ricorda solo che la nostra civiltà
affonda le radici nella cristianità.” Inoltre nel Putin pensiero lo stesso uso
diffuso del termine Europa non risale che al XVII secolo, mentre nei secoli precedenti
tale area geografica veniva indicata come “mondo cristiano”.
In Europa, come nel mondo occidentale in genere, sta andando in auge un pensiero che, in nome
dei diritti delle minoranze, si stacca sempre più dalla narrazione tradizionale
e ne nega i principi morali. Un ordine di valori nel quale – osserva sempre
Oganesjan - le relazioni omosessuali, la fede in Dio e fede in Satana vengono
equiparate. Nel pensiero di Putin tutto ciò spianerà la strada alla
degradazione e al primitivismo per poi sfociare in una “profonda crisi
demografica e morale”.
Per coloro
che percepiscono questa situazione come rischio escatologico è proprio Putin a
costituire una valida alternativa all’incauto distacco europeo dai valori
cristiani.
Mi chiedo se
ciò non possa costituire una sponda d’approccio per un chiesa in cerca di
rilancio e trovo suggestive le due citazioni di Matteo (Mt 18:6 e Mt 11:15)
contenute nell’articolo.
lunedì 9 marzo 2015
Il Fatto
Quotidiano a due anni dall’insediamento di Jorge Bergoglio in Vaticano ci
propone oggi un primo bilancio Biennale.
Affida al
primo violino Marco Politi Il pezzo grosso dell’analisi e ci ricorda che il
viaggio del papa in Asia costituisce l’evento celebrativo con più fedeli nella
storia. Ci ricorda altresì che i credenti cristiani nel mondo sono 1,2 Miliardi
e che i cattolici nel mondo stanno aumentando raggiungendo ormai l 17,2 % della
popolazione.
I punti di riforma più efficaci, oltre l’immagine, che Politi ci ricorda sono la collegialità, la politica estera, la banca vaticana, i divorziati, i gay e il ruolo delle donne.
Collegialità: creazione del Consiglio Cardinalizio. In esso Oscar Rodriguez Maradiaga riunisce otto porporati, uno per continente, col segretario di Stato e monitora l mondo per consigliare il papa.
Politica estera: impedita l’invasione della Siria, indicata una via di pace a Israele e Paestina, Francesco ha denunciato il traffico d’armi dietro i conflitti in atto. Con Obama sta lavorando contro le moderne schiavitù (sesso, migranti, schiavi operai) puntando ad un impegno ONU. Nonostante però la vasta eco, ben oltre il mondo cattolico, dei suoi interventi contro corruzione, liberismo, mercato e mafie le leadership mondiali non hanno ancora manifestato intenzione di elaborare un nuovo modello ispirato al concetto di “bene comune”.
Divorziati e gay: al Sinodo 2014 la resistenza conservatrice interna ha impedito l’ufficializzazione del cambiamento da lui evocata, ma il messaggio è passato e il mondo cristiano avverte il solco con il passato. Gli episcopati mondiali però non si sono ancora messi in moto per aprire alle donne nei luoghi decisionali della Chiesa.
Un vescovo domenicano è stato degradato allo stato laicale perché pedofilo, lo IOR ha un presidente che ha già chiuso conti correnti sporchi, avviato azioni antiriciclaggio e dato trasparenze, ma Francesco, dice Politi, seppur applaudito è ancora un papa solo in una lotta contro il tempo.
Un papa che l’anno prossimo compirà ottant’anni e che un giorno si dimetterà consolidando definitivamente la riforma del papato a termine.
Io, nel mio
piccolo, sono d’accordo con questa analisi e condivido il sentimento di
speranza che essa suscita. Ma penso anche che quanto qui ricordato sia solo il
lato essoterico dell’operato berglogliano. Penso infatti che siano altri lati
da illuminare.
Il dialogo
interreligioso non è ripreso, anzi è retrocesso, e il tema del fondamentalismo
scotta nel silenzio totale degli analisti. Una sconfitta dell’ISIS oggi è
proponibile solo nei suoi termini militari. Qual è il messaggio berglogliano ai
curdi, agli arabi e ai musulmani dell’oriente estremo? Perché dopo il
salvataggio di Assad la Siria ufficiale, quella riconosciuta dalle Nazioni
Unite, è piombata nel silenzio assoluto? Quali sono il veri termini del dialogo
con Obama? E quali sono i rapporti con Putin il quale si proclama in ogni sede
ufficiale paladino dei valori e le radici cristiane d’Europa?
Dagli anni
della crisi l’occidente sta vivendo una straordinaria iperbole massonica dietro
alla quale si agita lo spettro di una nuova visione etica della stessa vita
umana nei suoi fondamenti biologici; ebbene: quale sarà il DNA di Dio nel terzo
millennio? Chi sa tace, chi tace acconsente… In questi articoli del Fatto
Quotidiano si ritratteggia l’immagine ormai in via di definitivo
consolidamento, che fa di Pope Francis un “Papa-prete capace di parlare anche
agli atei come nessuno prima di lui.” Ma non solo gli atei, bensì chiunque
guardi lontano oggi, ha bisogno di risposte a domande come queste.
domenica 8 marzo 2015
Ottomarzo di Pace, please
L’iter che
ha portato alla definitiva datazione della Giornata Internazionale (per i
Diritti) della Donna sembra aver trovato conclusione con la Assemblea Generale
delle Nazioni Unite tenutasi il 6 Dicembre del 1977. In tale occasione, con una
apposita risoluzione, vennero invitati i paesi aderenti ad individuare negli
anni successivi il giorno in cui collocare le iniziative dedicate al tema.
Negli anni successivi vari paesi ottemperarono scegliendo in larga maggioranza
la data marciana. Un successivo atto assembleare ONU ha recepito e collocato l’indicazione
di data.
Lungo tale percorso
sono state tolte dal nome proprio della ricorrenza due parole di fondamentale
attualità: diritti e pace. Nel ’77 infatti la risoluzione
32/142 usava la dicitura United Nations Day for Women's Rights and
International Peace", mentre oggi si usa correntemente l’espressione International
Women’s Day e, in Italia, la più gioiosa espressione Festa della Donna.
L’Italia è
stata molto solerte in tale processo anche perché aveva già una lunga, e ormai
consolidata, tradizione. Una storia che, ci ricorda un articolo di Eliana Di
Caro oggi su IlSole24ore di oggi, risale alle prime leggi per la tutela della
maternità.
Bene. Ancor
oggi l’Italia è solerte tanto che ieri al Quirinale c’è stata una apposita
cerimonia con varie ministre, cavaliere e commendatore la cui sicurezza è stata
garantita da una Guardia d’Onore tutta al femminile.
Haimè.
Le donne
soldato esprimono, nell’era dell’immagine, il concetto di emancipazione
femminile in modo molto efficace ed esplicito. Anche Geddafy aveva scelto
questa via per mostrare al mondo il processo di emancipazione della Libia, ma
evidentemente non era sufficiente visto che gli abbiamo rovesciato sopra una
cascata di bombe e missili per liberare il suo popolo dall’oppressione…
Evidentemente
quando si dimentica la parola Pace si finisce per distruggere anche la libertà.
E allora c’è poco da festeggiare, perché la libertà delle donne è la prima a
sparire.
venerdì 6 marzo 2015
Renzi a Mosca
Che ci va a fare Renzuschino da Putin?
C’è una riflessione di Chiesa, impregnata di perplessità, su You Tube:
http://youtu.be/E1pd-ZABfMM
C’è invece un commento assolutamente vuoto del giornalista Franco Venturini, sul Corriere del 6 Marzo, che lamenta un Renzi ignavo difronte al dovere di “riequilibrare meglio le responsabilità di Mosca e quelle di Kiev”. Frase che, ovviamente, non dice niente. Il tema dell’Ucraina sarebbe stato spinto sotto il tappeto secondo questo retore di carta stampata e “l’occidente e l’Europa avrebbero di sicuro gradito anche un invito a ritirare le forze russe dall’est dell’Ucraina”. Come se si dovessero fare viaggi di Stato per dire a Putin le sciocchezze della propaganda NATO e non ci fosse già un accordo a Minsk che dice chiaramente cosa ciascuna parte deve fare.
Gomme invernali e chiodate
La vera motivazione di questo viaggio la conoscono invece gli industriali che beneficeranno del fondo congiunto di investimenti, da un miliardo di dollari, di cui si dà timidamente notizia nelle pagine interne. Tra questi il corriere cita Aimone di Savoia-Aosta (figlio di Amedeo) e i suoi tremila dipendenti nella Pirelli Russia.
La vera motivazione del viaggio di Stato sta nel fatto che l’Italia non può permettersi di sostenere il regime di sanzioni imposto furbescamente da Obama coi suoi entourage polacchi e baltici, perché senza la partnership produttiva e commerciale Russa il PIL non cresce.
Anche in Veneto, dove la situazione è potenzialmente esplosiva, vi sono grossi interessi che dipendono dal mercato russo a partire dai fatturati turistici di Venezia. Ma tutta la geopolitica dell’Adriatico presuppone la necessità di essere in pace con la Russia e una situazione stabile in Libia; l’Alpe Adria infatti costituisce l’approdo principale delle risorse libiche. I due governi pertanto (Russia e Italia) condivideranno l’impostazione strategica da sostenere all’ONU.
Stavolta Renzi non è stato vuoto e sta tentando di usare il margine apertosi nel dopo Napolitano per rallentare la prospettiva di scontro neo guerrafreddaio fino al dopo Obama.
Riusciranno i nostri eroi a evitare WW3?
C’è una riflessione di Chiesa, impregnata di perplessità, su You Tube:
http://youtu.be/E1pd-ZABfMM
C’è invece un commento assolutamente vuoto del giornalista Franco Venturini, sul Corriere del 6 Marzo, che lamenta un Renzi ignavo difronte al dovere di “riequilibrare meglio le responsabilità di Mosca e quelle di Kiev”. Frase che, ovviamente, non dice niente. Il tema dell’Ucraina sarebbe stato spinto sotto il tappeto secondo questo retore di carta stampata e “l’occidente e l’Europa avrebbero di sicuro gradito anche un invito a ritirare le forze russe dall’est dell’Ucraina”. Come se si dovessero fare viaggi di Stato per dire a Putin le sciocchezze della propaganda NATO e non ci fosse già un accordo a Minsk che dice chiaramente cosa ciascuna parte deve fare.
Gomme invernali e chiodate
La vera motivazione di questo viaggio la conoscono invece gli industriali che beneficeranno del fondo congiunto di investimenti, da un miliardo di dollari, di cui si dà timidamente notizia nelle pagine interne. Tra questi il corriere cita Aimone di Savoia-Aosta (figlio di Amedeo) e i suoi tremila dipendenti nella Pirelli Russia.
La vera motivazione del viaggio di Stato sta nel fatto che l’Italia non può permettersi di sostenere il regime di sanzioni imposto furbescamente da Obama coi suoi entourage polacchi e baltici, perché senza la partnership produttiva e commerciale Russa il PIL non cresce.
Anche in Veneto, dove la situazione è potenzialmente esplosiva, vi sono grossi interessi che dipendono dal mercato russo a partire dai fatturati turistici di Venezia. Ma tutta la geopolitica dell’Adriatico presuppone la necessità di essere in pace con la Russia e una situazione stabile in Libia; l’Alpe Adria infatti costituisce l’approdo principale delle risorse libiche. I due governi pertanto (Russia e Italia) condivideranno l’impostazione strategica da sostenere all’ONU.
Stavolta Renzi non è stato vuoto e sta tentando di usare il margine apertosi nel dopo Napolitano per rallentare la prospettiva di scontro neo guerrafreddaio fino al dopo Obama.
Riusciranno i nostri eroi a evitare WW3?
venerdì 27 febbraio 2015
Lucio Russo,
fisico napoletano docente universitario a Roma ove insegna calcolo delle probabilità,
è un conoscitore della scienza nel periodo ellenistico. Egli ha recentemente
scritto un libro edito da Feltrinelli nel quale espone una teoria atipica sulla
storia del pensiero scientifico.
Egli infatti fa risalire le origini della
scienza moderna al IV secolo a.C. Nella sua visione Euclide ed Archimede, con
tanti altri, sono stati solo riscoperti dalla Rivoluzione scientifica del XVII
secolo. E l’ellenismo, svalutato e semicancellato da Roma con episodi tipo la
distruzione della biblioteca di Alessandria, può spiegare la struttura interna
della scienza moderna in una ottica di superamento della scissione tra cultura
umanistica e cultura scientifica.
Il libro si
intitola LA RIVOLUZIONE DIMENTICATA ed è stato presentato a Valdagno da Guanxi con
l’autore in sala Soster il 20 Febbraio 2015.
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